Nessun assalto a Chiocci, dunque. Hanno scherzato. Anzi: hanno offerto una lezione di “confronto e dialogo” interno a un sindacato in lotta per tenere “la politica fuori dalla Rai”. Roba che se non facesse troppo ridere potrebbe risultare persino poetica e far commuovere.
Peccato che a rompere le uova nel paniere di Usigrai, il sindacato si sinistra e fino a poco tempo fa unico della Rai e alla spaccatissima corrente maggioritaria (pure quella ovviamente di sinistra) della Fnsi sia stato proprio lo stesso direttore del Tg1, armato di fatti, aneddoti e coraggio.
Una debacle tale e talmente pesante, quella subita sul campo della redazione del primo tg Rai dai sindacalisti di sinistra, che gli stessi hanno impiegato ben 48 ore per rialzarsi e reagire. Il tempo di leggere i giornali e dare tutta la colpa ai colleghi autori delle “ricostruzioni giornalistiche”. Accusati di “strumentalizzazioni” da parte di Usigrai e di “malcostume del sentito dire” da parte del presidente Fnsi, Vittorio Di Trapani.
Tutto questo per non avere il coraggio di raccontare che dietro il fallito blitz contro la direzione del Tg1 non c’era altro che una lotta interna alle correnti di sinistra dei sindacati stessi. Che però - a quanto pare- oltre che con le idee fanno fatica anche con il pallottoliere. Tutti, infatti, dentro la Fnsi guardano all’appuntamento del prossimo febbraio. In vista del quale, i due principali contendenti, lo stesso Di Trapani e l’attuale segretaria generale Alessandra Costante che, senza dubbio, almeno al momento è la vincitrice, avendo fatto emergere le contraddizioni interne alla corrente maggioritaria del principale sindacato dei giornalisti.
Gruppo che si chiama “Controcorrente” e potrebbe addirittura arrivare ad una scissione interna se le parti non si ricomporranno nei tempi giusti. Ma cosa c’entra Chiocci che, sebbene si sia dichiarato apertamente “di destra” e “grato alla Meloni” ad oggi non risulta neppure iscritto all’altro sindacato Rai, Unirai, vicino alla destra (ma pare abbastanza antipatizzante verso il capo del Tg1)? C’entra perché proprio la saldatura tra Usigrai e Fnsi potrebbe andare a colmare la grave falla che la corrente di sinistra ha nelle grandi città. A Roma e Milano (il maggior numero di iscritti) il “governo” del sindacato della stampa non è nelle mani di Di Trapani & co. ma di altre correnti vicine a centrodestra e M5S che, però, sono rimaste spettatrici dell’assalto al Tg1 finito male.