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Sarah e Alisya ritrovate, l'urlo del padre al telefono: "Maledetta lo sapevo"

di Redazione lunedì 22 giugno 2026

2' di lettura

Si è conclusa con il ritrovamento delle due sorelline Alisya e Sarah Di Giacinto la vicenda che per settimane aveva tenuto con il fiato sospeso familiari, investigatori e opinione pubblica. Le due minori, scomparse dalla casa famiglia OFH Hope di Civitella Alfedena, sono state rintracciate a Formia, in provincia di Latina, all’interno dell’abitazione di un parente materno.

La svolta nelle indagini ha portato al fermo della madre delle ragazze, Valentina D’Acunto, del suo compagno Vincenzo Esposito e del padre della donna, Marco D’Acunto. Per tutti l’accusa è di sequestro di persona aggravato in concorso. Dopo gli interrogatori condotti dalla Procura di Sulmona, i tre sono stati trasferiti in carcere.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le due sorelle sarebbero state nascoste fin dai primi giorni successivi all’allontanamento dalla struttura di accoglienza abruzzese. Il ritrovamento è avvenuto in un appartamento delle case popolari della zona di Rio Fresco-Scacciagalline, dove vive un’anziana zia materna, attualmente indagata a piede libero.

Determinante per arrivare alla soluzione del caso sarebbe stata l’attività investigativa sviluppata attorno a un’utenza telefonica monitorata dagli investigatori. Le minori sono state successivamente trasferite in una struttura protetta lontano dalle province di Frosinone e Latina. Le loro condizioni di salute sono buone. «Le bambine stanno bene, le abbiamo trovate e questo era il nostro obiettivo. Ma la parte difficile inizia ora», ha dichiarato il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo.

Durissima la reazione del padre delle ragazze, Stefano Di Giacinto, che ha sempre sostenuto la responsabilità dell’ex compagna nella scomparsa delle figlie. Dopo il ritrovamento, l’uomo ha accusato apertamente la madre delle bambine ha parlato anche al quotidiano Messaggero.  «Maledetta, maledetta», ha urlato al telefono. «Io lo sapevo che le aveva nascoste lei. Maledetta Valentina, chi gli ha fatto da complice e chi ha lasciato che quelle false notizie diventassero la verità»

Particolare attenzione degli investigatori si concentra ora sulle dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti al ritrovamento. Attraverso il proprio legale, infatti, Valentina D’Acunto aveva sostenuto di temere che le figlie fossero morte, affermando che fosse impossibile che fossero ancora vive senza aver trovato il modo di contattarla. Una versione che appare oggi in netto contrasto con quanto emerso dalle indagini. L’avvocato della donna aveva parlato di presunte responsabilità della struttura, arrivando a consegnare agli inquirenti una registrazione audio che, a suo dire, avrebbe documentato comportamenti inappropriati da parte di un’educatrice. Accuse che ora rischiano di essere rivalutate alla luce degli sviluppi dell’inchiesta.

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