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Il delitto di Garlasco ingarbugliato in tv quanto in tribunale

La Giustizia in questa vicenda continua a procedere con assoluta e forse eccessiva prudenza, come se non avesse coscienza della sua fallibilità
di Bruno Ferraro* mercoledì 1 luglio 2026

2' di lettura

Nel pieno di un processo mediatico che impazza, Alberto Stasi, condannato con sentenza definitiva per l’assassinio di Chiara Poggi, è uscito dal carcere e, per decisione del Tribunale di Sorveglianza, è stato affidato ai servizi sociali. Una svolta attesa da quanti si sono appassionati alla vicenda del delitto di Garlasco, soprattutto dei moltissimi che erano e sono convinti dell’innocenza del “biondino con gli occhi di ghiaccio”. Si tratta però di una decisione che non ha nulla a che fare con l’inchiesta a carico di Andrea Sempio, che sembra prossima alla conclusione istruttoria ma è destinata a prolungarsi per anni prima di arrivare alla sentenza definitiva che, solo in caso di condanna di Sempio come unico autore dell’orrendo crimine, legittimerebbe automaticamente il procedimento di revisione nei confronti ed a beneficio di Stasi.

Detto in questi termini sintetici, sembrerebbe che la decisione del Tribunale di Sorveglianza fosse l’unica via percorribile. Ma è così? A me sembra che la Giustizia in questa vicenda continui a procedere con assoluta e forse eccessiva prudenza, come se non avesse coscienza della sua fallibilità. Non altrimenti può spiegarsi la condanna a meno di 20 anni di Stasi per un delitto che giustificava l’ergastolo a causa dell’estrema efferatezza. Lo stesso dicasi per la decisione dei giudici di sorveglianza che parte da un giudicato e si limita ad applicare un beneficio ampiamente utilizzato in casi analoghi.

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C’è poi il silenzio della Procura Generale circa la revisione nonostante l’interlocuzione con la Procura di Pavia avvenuta tempo addietro. Eppure, a prescindere dall’eventuale colpevolezza, il procedimento a carico di Sempio conferma già adesso e all’evidenza che l’inchiesta su Stasi è infarcita di errori e si presta ad una doverosa rilettura. Siamo di fronte a prove sopravvenute che, sole o unite a quelle già valutate, sono in grado di dimostrare l’innocenza di Stasi (art. 630 lett. C e 631 CPP). Legittimazione è attribuita al Procuratore Generale (art. 631). La Corte avrebbe la facoltà di disporre la sospensione dell’esecuzione (art. 635) e all’esito del giudizio di merito revocare il risarcimento danni in corso da tempo da parte della famiglia Stasi in favore della famiglia Poggi (art 639), valutando successivamente l’entità della riparazione dell’errore giudiziario eventualmente richiesta dal condannato (art 643).

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