Altro che messa in latino. All’inizio fu monsignor Marcel Lefebvre, vescovo francese già missionario in Africa, che nel 1965 approvò tutti i documenti del Concilio Vaticano II, salvo poi ripensarci e respingerli, in particolare per quanto riguarda la libertà religiosa, l’ecumenismo, la collegialità. E dire che aveva esortato i suoi confratelli, ancora nel 1966, a distinguere fra i testi conciliari e le loro interpretazioni abusive.
Poi erano arrivate le chitarre a sostituire il canto gregoriano, le donne a capo scoperto durante la liturgia, le innovazioni del progressismo ecclesiale, il tradimento dei chierici e le aperture allo spirito del mondo davanti alle quali Paolo VI era giunto ad affermare che il fumo di satana era entrato nel sacro recinto. Qualsiasi significato si voglia attribuire a quella frase, nel 1970 per reazione, in Svizzera, monsignor Lefebvre aveva costituito la Fraternità di San Pio X, dove l’Eucaristia si celebra rigorosamente ed esclusivamente nel rito preconciliare. I loro priorati in Italia non hanno mai trovato grande accoglienza fra i fedeli, a differenza della Francia e degli Stati Uniti. Nell’isolamento, complice la sindrome dell’assedio, nel frattempo, si moltiplicavano anche le scissioni, dando vita a pseudochiese sedeprivazioniste o sedevacantiste, convintissime che dalla morte di Pio XII a oggi non sia più stato eletto legittimamente un Successore di Pietro.
LA SCOMUNICA
I provvedimenti di sospensione a divinis e la scomunica avvenuta automaticamente dopo la prima consacrazione di quattro vescovi avvenuta il 19 giugno 1988 a Ecône, vanno in parallelo con l’accoglienza di sacerdoti, religiosi e fedeli che Giovanni Paolo II aveva promosso immediatamente dopo lo scisma, indebolendo così le strutture della Fraternità di San Pio X, che resta comunque presente in 71 Paesi del mondo e conta qualche migliaia di fedeli, decine di sacerdoti, religiosi e due vescovi.
Il loro nemico è il modernismo, che Pio IX e soprattutto Pio X avevano combattuto con tutte le loro forze. Finché il problema è stato assolutizzato, identificato con la modernità fino a sovrapporvisi, senza risolverlo. Così, di fronte a ogni cambiamento, si è alzato un segnale di stop: non siamo la Chiesa di ieri, siamo la Chiesa di sempre, è il loro slogan. Dialetticamente, all’aggiornamento e al dialogo hanno contrapposto la tradizione, feticcio con il quale il magistero vivente della Chiesa è stato preso in ostaggio e congelato per evitare il contagio di teologie eretiche e protestantizzanti. Senza considerare che il meccanismo di autodemolizione della Chiesa era stato efficacemente bloccato - forse invertito dall’opera di Giovanni Paolo II. Il quale, durante 27 anni di pontificato, aveva fissato la dottrina cattolica nel Catechismo grazie al suo più stretto collaboratore e poi successore Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, con uno sforzo che non si vedeva dai tempi del Concilio di Trento.
Poi lo stesso Benedetto XVI aveva provato a spiegare che esistono due atteggiamenti nei confronti del Vaticano II: o lo s’interpreta in continuità con i due millenni anteriori oppure come una rottura definitiva con l’insegnamento precedente, auspicando una riforma nella continuità, nel solco tracciato dalla Chiesa dalla Pentecoste in avanti. In vista di una riconciliazione, il motu proprio pontificio Summorum Pontificum del 2007 aveva tolto tutti i limiti precedenti alla celebrazione del rito straordinario della messa, con il messale detto di san Pio V.
LA COMPETIZIONE
Tuttavia, il senso di disagio cresciuto con l’arrivo di Papa Francesco aveva investito persino alcuni cardinali, dubbiosi sull’ortodossia dell’esortazione apostolica Amoris laetitia. In questo clima, facendo leva sulle contraddizioni, su una tendenza al millenarismo, sull’opposizione all’Occidente, a margine si stanno formando gruppi ancora più oltranzisti, raccolti attorno all’ex nunzio apostolico Carlo Maria Viganò, all’ex sacerdote palermitano Alessandro Minutella o a sigle misteriose e insidiose come Grideranno le pietre, quando non si assiste addirittura al passaggio di alcuni apostati verso l’ortodossia attraverso il Patriarcato di Mosca. Poco mancava che i lefebvriani si vedessero scavalcati a destra. A quel punto, per non vedersi soffiare la leadership nel mondo tradizionalista, è scattata la decisione di compiere l’ultimo gesto romantico, che paradossalmente assomiglia tanto al non serviam di Lucifero.