Non si vede ancora l’ultimo chilometro nella maratona televisiva infinita sul delitto di Garlasco. Mentre la Procura prosegue le nuove indagini su Andrea Sempio, indagato nella riapertura del caso, il dibattito si infiamma attorno a uno degli elementi più discussi dell'inchiesta: il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano, indicato come alibi dal 38enne. A riaccendere la polemica è stato Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, intervenuto durante la trasmissione “Zona Bianca”, talk di approfondimento di Rete 4 condotto da Giuseppe Brindisi. De Rensis, penalista tra i più noti d’Italia, non ha nascosto il proprio scetticismo sul modo in cui alcuni passaggi investigativi sarebbero stati affrontati, puntando il dito contro la deposizione del colonnello Gennaro Cassese, tra i primi investigatori ad ascoltare Andrea Sempio.
La frase destinata a far discutere arriva senza giri di parole: “Tutta Italia sa cos'è lo scontrino di Garlasco. Possibile che Cassese di fronte ai magistrati non ricordasse cos'è? Lui che ha sentito Sempio”. Un'affermazione che suona come una provocazione, ma che per il legale rappresenta soprattutto un interrogativo sul lavoro investigativo svolto in passato. De Rensis rincara quindi la dose invitando a guardare oltre le apparenze: “Facciamoci qualche domanda, arrendiamoci di fronte all'evidenza. E parliamo di indagini fatte bene”. E aggiunge un'altra riflessione destinata a pesare nel dibattito: “Non è importante se sono stati fatti gli accertamenti, ma se sono stati fatti bene. Lo scopriremo alla fine dell'indagine”.
Lo scontrino, quindi, resta uno dei nodi centrali della nuova inchiesta. Secondo gli investigatori, infatti, la ricevuta del parcheggio utilizzata come alibi da Andrea Sempio merita ulteriori approfondimenti, mentre la difesa del nuovo indagato continua a respingere ogni ricostruzione accusatoria. Nel frattempo, il caso Garlasco continua a dividere opinione pubblica ed esperti. Ogni dichiarazione, ogni documento e ogni dettaglio finiscono sotto la lente d'ingrandimento. E, almeno per ora, quello scontrino continua a pesare, così come altri elementi di un caso che non trova ancora una soluzione alternativa a quella della condanna già definitiva di Alberto Stasi, al momento fuori dal carcere.