"La7 non ha mai fatto sconti ai governi. Da quando sono editore ho ricevuto costantemente telefonate da chi governava. Oggi La7 ha programmi che hanno attenzione a quello che avviene nel Paese e vogliamo ospitare tutti i protagonisti. Ne ho parlato con Mentana. Quando è arrivato a La7 nel 2010 la situazione non era molto diversa da oggi. La rete aveva un atteggiamento critico anche allora. Ora non hai più Lerner e Santoro, ma non mi pare che ci siano pericolosi bolscevichi. Noi siamo una rete apertissima a dare voce a tutti". Urbano Cairo risponde così alla domanda di un giornalista che, in occasione della presentazione dei palinsesti a Milano, aveva chiesto al patron se La7 fosse una rete anti-Meloni.
Cairo ha poi celebrato i recenti successi della rete: "Siamo ormai sistematicamente la terza rete, in particolare nel prime time. È un risultato molto importante, oggi siamo sistematicamente davanti Italia1. Un risultato apprezzato anche dai nostri investitori. E ancora: "Squadra che vince non si cambia. Quando ottieni risultati positivi come quelli di La7 è difficile cambiare. Aggiungeremo una serie di speciali per cementare il palinsesto, che rimane quello che era con l'obiettivo di dare maggiore frizzantezza e vivacità con lo sviluppo di nostri spin off. Faremo ad esempio Piazzapulita 100, dopo l'esperimento dello scorso anno con inchieste coordinate da Formigli con vari giornalisti sul campo".
Il patron di La7 ha poi fatto sapere di aver ricevuto alcune offerte per la rete: "Ho ricevuto offerte per La7 nel 2020 e due anni fa, ma ho sempre declinato. Non mi interessa vendere La7". Infine, i giornalisti hanno incalzato Cairo su una sua eventuale discesa in politica, sulla quale l'imprenditore è rimasto cauto, senza però escludere nulla: "Entrare in politica, candidandosi come sindaco di Milano? Sì, è quello che sto pensando di fare. Sto cercando qualcuno che compri tutto e poi...", ha risposto con una battuta. E poi: "Perché no? Ma la politica è una cosa complicata. Molti imprenditori, professori o intellettuali criticano chi governa, convinti che farebbero meglio". "Poi - ha proseguito - scoprono di avere un buon consenso e nasce la tentazione di entrare in politica. Quando lo fanno però si accorgono che, a differenza dell'impresa, dove il terreno di gioco è chiaro e definito, la politica è un campo completamente diverso".