Ancora mistero fitto a Pietracatella, il giallo della ricina. Ma ora, in ambienti investigativi, si fa strada una pista clamorosa: Sara Di Vita - una delle due vittime, l'altra è Antonella di Ielsi - potrebbe essere stata avvelenata in due tempi, in due occasioni distinte. È uno degli scenari che prende consistenza nell'inchiesta sul duplice omicidio premeditato, al momento contro ignoti, coordinata dalla Procura di Larino. Un'ipotesi che troverebbe riscontro nelle testimonianze raccolte dagli investigatori e che potrebbe essere confermata dagli esami tossicologici sui circa 70 alimenti sequestrati e inviati all'Istituto Robert Koch di Berlino, centro specializzato nello studio dei veleni.
Tra gli atti dell'indagine figurano anche le dichiarazioni di Alice Di Vita, sorella di Sara e figlia di Antonella, ascoltata il 28 dicembre. La giovane ha ricostruito l'evoluzione del malore che ha colpito madre e sorella, rimarcando come i primi sintomi siano comparsi la mattina di Natale. "Alle ore 10 del 25 dicembre sono scesa a fare colazione, mamma stava a letto: si sentiva male e aveva già vomitato, era debole. Dopo circa mezz'ora anche mia sorella Sara si è alzata e ha cominciato ad accusare i primi sintomi, nausea e vomito". Le due donne peggiorarono nel corso della giornata, fino alla decisione di accompagnarle al pronto soccorso.
Il passaggio che oggi attira l'attenzione degli investigatori riguarda però il giorno successivo. Dopo una temporanea remissione dei sintomi e le dimissioni di Sara, la ragazza tornò nuovamente a stare male poche ore dopo, rendendo necessario un secondo accesso in ospedale. Una sequenza che alimenta il sospetto di una doppia esposizione alla ricina.
Resta aperto anche il capitolo relativo ai sanitari indagati per omicidio colposo. La consulenza medico-legale, composta da oltre 900 pagine, conclude che la dose di veleno ingerita era incompatibile con la sopravvivenza. "Il mio assistito è sempre stato tranquillo, ha ritenuto di avere fatto tutto quanto era nelle sue possibilità. Avere oggi un'ulteriore conferma con la perizia dei quattro consulenti è un'altra prova che non ci fosse alcuna possibilità di salvarle", ha spiegato l'avvocato Domenico Fiorda. Sul possibile autore del delitto aggiunge: "Sicuramente qualcuno di esperto. Pensare che la ricina sia stata somministrata a Natale, mi fa pensare che sia intenzionale".