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Quelle verità nascoste tra Grinzane e Bologna

La Procura che lascia libero il rapinatore, la burocrazia ospedaliera che sottovaluta la situazione del marocchino
di Giovanni Sallusti sabato 25 luglio 2026

3' di lettura

Provate a riscrivere la storia degli ultimi 10 giorni senza il caso di Mario Roggero e quello di Abderrahim Fakir. È un testacoda narrativo, un universo inesplorato, un esercizio di cronaca alternativa che inevitabilmente genera una realtà alternativa.

Senza quella rapina nella gioielleria di Grinzane, senza quel terrore di fronte alla moglie e alla figlia maltrattate per l’ennesima volta, senza quei corpi sul selciato che determinano quella condanna. Senza quelle grida sconclusionate, quei toni minacciosi e quei colpi che fanno accorrere gli agenti, senza quell’esito infausto che innesca quel saccheggio urbano a Bologna. Una serie di nessi causali che saltano, 3 vite in più, anzi 4, perché l’ergastolo di fatto a Roggero permane uno squarcio nella coscienza civile. Se non è accaduto, è solo per intoppi del racconto che corrispondono a falle umane, troppo umane.

Partiamo dalla falla macroscopica, rivelata ieri dal Foglio. Anno del Signore 2021, due mesi prima della rapina nel negozio di Roggero. I carabinieri di Alba chiedono alla procura di Asti di arrestare tal Andrea Spinelli, per estorsione ai danni di un imprenditore. Spinelli, insieme al soggetto che lo ha ingaggiato, ha sequestrato l’uomo in un garage, lo ha colpito con due schiaffoni, minacciato con un bastone e alluso anche alla possibilità di sparargli, se non avesse firmato delle cambiali. Acquisito questo quadro, i carabinieri suggeriscono alla procura di chiedere misure cautelari per gli estorsori. Ma la procura non dà seguito, convinta che la perquisizione sia sufficiente a dissuadere i due dal compiere altri reati. Una previsione intinta in un ottimismo antropologico evidentemente infondato: poche settimane dopo, Spinelli è nel trio che irrompe nella gioielleria di Roggero, fuori dalla quale rimarrà poi ucciso. Attenzione: nella dinamica degli eventi l’uomo che poteva (anzi, a trama squadernata non possiamo che scrivere “doveva”) non essere lì svolge un ruolo chiave, entra per primo. È verosimile che tolto Spinelli dall’equazione, non ci sarebbe stato nemmeno il tentativo di rapina. Il resto è mera concatenazione crono-logica: nessuna reazione di Roggero, nessun morto, nessun processo, nessuna condanna. Una scelta buonista di qualche magistrato in una procura di provincia diventa uno sliding-door esistenziale incandescente, una puntata di roulette con una posta anomala, la libertà di un padre, di un nonno il cui orizzonte era inscritto tra la casa e il lavoro, e ora è compresso dentro una cella.

C’è poi quel pomeriggio del 20 giugno, all’ospedale Maggiore di Bologna. Un’ambulanza porta al Pronto Soccorso un uomo con ferite al polso, autoprocurate. Si chiama Abderrahim Fakir. Dice di essere depresso, chiede espressamente di vedere uno psichiatra. Cosa che avviene pochi giorni dopo, in un centro di salute mentale della provincia. Il colloquio consiste in un’anamnesi preliminare, al termine della quale, a quanto risulta, viene già istituita una terapia. Sembra proprio che il paziente Fakir manifestasse delle necessità di cura imminenti, tanto più che era reduce da un pesante gesto autolesionistico.

Ma il tempo della burocrazia sanitaria non intercetta quello della realtà: il prossimo appuntamento gli viene fissato a inizio agosto, per una ulteriore visita. È più di un mese, un altro giro di roulette attorno al destino di Fakir. Il resto è il video virale, sono le urla, i calci e le testate alle porte dei garage, la violenza ritorta contro i poliziotti al loro arrivo, anche in forma di morsi (uno di loro ne ricava 12 giorni di prognosi). Un canovaccio tipico di un’esistenza non padrona di sé, che era stata individuata dal sistema, ma con tempistiche troppo dissonanti dall’urgenza.

Sono verità che non possedevamo fino a qualche ora fa, premesse che se rimosse riavvolgono bruscamente il nastro, e soprattutto generano l’interrogativo disturbante. Tutto ciò era evitabile? È un punto di domanda tragico, perché probabilmente superfluo.

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