Maschere da sub, stivali da pescatore e passamontagna. Un equipaggiamento che richiama più una spedizione subacquea che un viaggio tra i tornanti della Val di Susa. Eppure, secondo il Tribunale, non basta per giustificare le misure di prevenzione adottate nei confronti di tre cittadini francesi, fermati dopo gli scontri che hanno trasformato ancora una volta la valle in un teatro di guerriglia. Così, mentre il bilancio delle violenze supera il centinaio di appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti, arriva una decisione destinata ad alimentare inevitabili polemiche. Il giudice ha infatti rigettato la convalida dei provvedimenti di allontanamento emessi nei confronti dei tre attivisti dell’area antagonista, bloccati a bordo di un’auto sulla quale gli investigatori avevano rinvenuto passamontagna, maschere da sub e stivali alti, materiale ritenuto compatibile con quello utilizzato durante gli assalti ai cantieri dell’alta velocità e ai reparti schierati per l’ordine pubblico. I tre risultavano inoltre gravati, secondo quanto riferito dalla polizia, da precedenti specifici.
Il fermo aveva fatto scattare le procedure previste dal nuovo Decreto Sicurezza, con i provvedimenti adottati dal prefetto e dal questore di Torino. La mancata convalida del Tribunale, però, ne ha impedito l’esecuzione, rimettendo in libertà i tre cittadini francesi. Una decisione che il sindacato di polizia Siulp dice di rispettare sul piano istituzionale, ma che giudica difficile da comprendere sul piano operativo. «Non possiamo non rilevare una evidente contraddizione tra l’attività di prevenzione svolta dalle forze di polizia e gli esiti finali del procedimento», afferma il segretario provinciale Eugenio Bravo.
Il punto, sottolinea il sindacato, non è il numero delle persone coinvolte, ma il principio: se soggetti con precedenti specifici vengono fermati in Val di Susa con un equipaggiamento ritenuto riconducibile a quello impiegato negli assalti e questo non è sufficiente ad applicare le misure preventive, «è inevitabile interrogarsi sull’effettiva efficacia degli strumenti introdotti dal legislatore». La vicenda si inserisce nell’ennesimo capitolo della lunga stagione di tensione in Val di Susa, dove da quindici anni manifestazioni e scontri si susseguono con cadenza quasi costante. E la decisione del Tribunale rischia ora di diventare un nuovo terreno di scontro, questa volta non tra manifestanti e polizia, ma tra chi rivendica la necessità di rafforzare la prevenzione e chi ritiene che gli elementi raccolti non fossero sufficienti a limitare la libertà personale dei tre fermati.