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Commesse per le mascherine: ecco le chat che sbugiardano Domenico Arcuri

di Simone Di Meo venerdì 31 luglio 2026

3' di lettura

Mario Benotti non era uno sconosciuto comparso all’improvviso nel caos della pandemia. Conosceva Domenico Arcuri da anni, aveva accesso diretto al suo telefono e, proprio alla vigilia della nomina a commissario, stando alle sue stesse chat, discuteva con lui di dossier pubblici, politica industriale e Alitalia. Eppure Arcuri, tre giorni fa, in commissione Covid, ha descritto quel legame con parole quasi di fastidio. «Con Benotti», ha raccontato, «ho avuto rapporti molto saltuari, in funzione dei dossier che Invitalia andava seguendo nel tempo». Lo presenta come una sorta di questuante, uno che lo avrebbe martellato con decine di telefonate ed sms a cui Arcuri non rispondeva o a cui rispondeva in maniera laconica.

Versione che Benotti non potrà smentire o avvalorare, essendo scomparso mentre erano in corso le indagini, ma che possiamo sottoporre a verifica con quel che l’ex giornalista Rai ha lasciato in eredità: i messaggi Whatsapp raccolti nelle informative della Guardia di Finanza. Un insieme di spunti, chiamate perse e “coincidenze” che sembrano offrire uno spaccato assai diverso da quello sostenuto dall'ex commissario. L’11 marzo 2020, sette giorni prima della nomina formale, Benotti annuncia nella chat “New Alitalia” a cui partecipano alcuni dei mediatori poi indagati: «Fra poco bisogna dire, non è provato e Arcuri ne contesta la compatibilità con i dati telefonici. Resta però il fatto che Benotti conosceva in anticipo informazioni precise sulla nomina e sulle competenze relative agli acquisti. Chi gliene aveva parlato?

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Quello stesso giorno i due si cercarono. Dopo alcuni tentativi di Benotti, è Arcuri a richiamarlo: 121 secondi di conversazione. In serata Benotti scrive: «Se hai bisogno sono a casa». Poi: «Contatto definito». Arcuri: «Molto bene». Il contenuto della chiacchierata resta ignoto, ma lo scambio fotografa una relazione diretta, non una conoscenza lontana, come ha ribadito Arcuri in commissione. E arriviamo al 15 marzo. Benotti propone ad Arcuri: «Provo a vedere anche con i miei canali se trovo mascherine e ti faccio sapere. FFP2 e FFP3?». Arcuri: «Sì». Non è un incarico formale, ma è un assenso operativo. Poco dopo Benotti chiede dove consegnare una nota «utile ed urgente»; Arcuri gli indica la Protezione civile oppure il proprio ufficio.

Il 19 marzo il circuito prende forma. Benotti scrive una sola parola: «Mascherine». Arcuri replica: «Ti chiama Silvia Fabrizi», la sua assistente. Quando il contatto non riesce, il commissario interviene di nuovo: «Ti chiama». Arcuri non gli fornisce un indirizzo mail pubblico. Attiva personalmente la funzionaria che riceve le offerte. Anche altri potevano vantare un trattamento del genere? Difficile pensarlo. Nelle stesse ore Andrea Tommasi crea il gruppo WhatsApp “Mascherine” con Benotti, Daniele Guidi e Jorge Solis. Il 21 marzo, dopo l’arrivo dei primi documenti, Tommasi scrive: «Mario ora tocca a te». Benotti inoltra l’offerta a Fabrizi e indica Tommasi e Solis come referenti.

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Tre giorni dopo Tommasi scrive al responsabile del procedimento: «Come da accordi, le invio la prima offerta fatta secondo i criteri che mi ha chiesto». Il 25 marzo viene firmata la prima commessa da 27,5 milioni. Benotti continuerà per i successivi due mesi a proporre direttamente o tramite i suoi soci commesse milionarie per dispositivi poi rivelatisi fallati. Altri imprenditori non hanno mai nemmeno ricevuto risposta dalla struttura commissariale. Arcuri può sostenere di non avere reclutato Benotti e di non conoscere le provvigioni, d'altronde i documenti non dimostrano il contrario. Ma non regge la rappresentazione di un rapporto marginale con l'ex giornalista col quale, peraltro, il commissario scherzava nei messaggi usando allegorie e paragoni ecclesiastici(lui era monsignore, l'altro il diacono). Benotti aveva un canale personale, ricevette il via libera a cercare dispositivi, ottenne l’accesso alla struttura e introdusse la rete privata che arrivò al tavolo pubblico. Non era una comparsa, ma questo lui non può più dirlo. I suoi messaggi, però, parlano ancora. E sarebbe anche interessante chiarire il senso di quel Whatsapp, nel circoletto dei mediatori, sul futuro luminoso del commissario. È proprio Benotti a scriverlo: «Se Conte riesce nella operazione di far risolvere ad Arcuri i casini... Arcuri va a Leonardo». Mica male.

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