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Nicola Maggiotto in coma, la frase dell'infermiera al padre: "Tu credi in Dio?"

di Simona Pletto lunedì 17 agosto 2026

3' di lettura

La vacanza finita in una stanza d’ospedale, con un figlio di 21 anni in coma farmacologico e una famiglia arrivata di corsa a Barcellona. Nicola Maggiotto, originario di Asolo (Treviso), è ricoverato in terapia intensiva dopo essere stato colpito violentemente alla nuca al termine di una serata trascorsa con gli amici. Una botta, poi il buio. Le lesioni cerebrali diagnosticate dai medici hanno imposto una prognosi riservata e lasciato i genitori sospesi nell’attesa delle prossime ore, che potrebbero dire quanto gravi saranno le conseguenze dell’aggressione. È successo nella notte tra mercoledì 12 e giovedì 13 agosto, poco dopo le 22, all’esterno di un locale. Nicola era in vacanza nella capitale catalana con altri otto coetanei. Secondo il racconto degli amici, il gruppo era appena uscito dal locale quando una dozzina di giovani, che parlavano spagnolo, si sarebbe avvicinata agli italiani.

Due ragazzi, che in quel momento si erano allontanati di qualche metro dagli altri, sarebbero stati aggrediti. Tra loro Nicola, raggiunto da un colpo alla nuca e caduto a terra privo di sensi. Gli amici sono intervenuti per soccorrerli e in pochi istanti sarebbe scoppiata una rissa. Gli aggressori, dopo la colluttazione, sono riusciti a dileguarsi prima che arrivassero polizia e ambulanze. Nessuno, al momento, è stato identificato o fermato. È uno dei punti su cui si concentrano le indagini: ricostruire quei pochi minuti, raccogliere eventuali immagini delle telecamere della zona e soprattutto capire chi abbia sferrato il colpo che ha fatto crollare Nicola. Nella colluttazione è rimasto ferito anche un altro italiano che aveva cercato di difendere Nicola: ha riportato una lesione allo zigomo ed è stato dimesso poche ore più tardi. Il ventunenne, invece, è stato trasportato in ospedale. Le condizioni sono apparse subito molto più serie: i medici hanno riscontrato lesioni a livello cerebrale e lo hanno ricoverato in terapia intensiva, mantenendolo in coma farmacologico. «I medici dicono che occorrerà aspettare», ha raccontato il padre, Daniele Maggiotto, al telefono. Un’infermiera gli avrebbe anche chiesto se credesse in Dio. «Solo nelle prossime 48 ore sapremo se i traumi riportati da Nicola potranno risolversi senza gravi conseguenze». Ed è proprio il padre, sulla base dei racconti degli amici del figlio, a indicare una possibile chiave dell’aggressione. Un elemento che dovrà essere verificato dagli investigatori e che al momento resta una ricostruzione familiare, non un fatto accertato. «Parlavano spagnolo ma erano ragazzi di origine magrebina - ha riferito Maggiotto -. Hanno sentito parlare italiano e da lì è partita l’aggressione». Secondo il padre, dunque, l’attacco potrebbe essere maturato non per una rapina, ma per un’ostilità nei confronti degli italiani legata alla questione dei migranti e al caso di Ceuta.

«L’idea che mi sono fatto è che ce l’avessero con gli italiani proprio per la questione dei migranti. Infatti non è stata una rapina perché Nicola aveva ancora tutto addosso». Un’accusa pesante, ma tutta da dimostrare. La dinamica dell’episodio non è stata infatti chiarita e spetterà alle autorità spagnole stabilire che cosa sia accaduto davvero quella notte, perché sia iniziata l’aggressione e chi abbia colpito Nicola. La famiglia ha sporto denuncia e le indagini sono in corso per identificare i responsabili. Al momento, uno dei pochi elementi che sembrano emergere con certezza è che ai ragazzi non sarebbero stati sottratti denaro o effetti personali. A Barcellona, intanto, Daniele Maggiotto e la moglie sono accanto al figlio. Il consolato generale d’Italia ha prestato assistenza sin dalla prima segnalazione, mantenendo i contatti con la famiglia e con l’ospedale che ha in cura il giovane. Anche l’altro connazionale ferito nell’aggressione ha ricevuto assistenza consolare prima di essere dimesso. La notizia ha scosso Asolo e tutta la provincia di Treviso. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha rivolto a Nicola un messaggio di incoraggiamento: «Non mollare, tutto il Veneto è con te». Marco Donadel, presidente della Provincia di Treviso, ha raccontato di aver parlato con il padre per assicurargli la vicinanza dell’intera comunità trevigiana. «Il pensiero va poi direttamente a Nicola: forza non mollare, tutti i trevigiani ti sono vicini». Ora, però, ad Asolo e a Barcellona il tempo si misura in ore. Quelle che separano una famiglia dalla risposta più importante: capire se Nicola potrà tornare a casa.

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