Tredici anni, tre euro in tasca e l’infinito nei passi. Tredici anni, troppi per giocare con le bambole, pochi per scoprire che i mostri delle favole li incontri in un minimarket di periferia. Esci per comprare la merenda ai tuoi fratellini, tre succhi di frutta. Il mostro è davanti a te, tra gli scaffali. Ha 42 anni e chiede quanti ne hai, come il lupo di Cappuccetto rosso. «Tredici», dici. «Sono pochi», risponde mentre abusa di te.
Lui finisce in carcere ma ci resta due notti, salvato da una parola difficile che non avevi mai sentito prima, “resipiscenza”. Il lupo si è fatto agnello: ha consegnato i video delle telecamere che mostrano l’orrore che ti porti addosso. Come se dare le prove del proprio reato fosse redenzione e non la resa di chi si sa già incastrato.
Quaranta minuti prima di te, aveva aggredito un’altra donna. A tredici anni diventi grande e impari che la giustizia si commuove più per il presunto pentimento del colpevole che per il terrore della vittima. Lui è fuori, conta i giorni dell’obbligo di firma. Lei conterà le notti insonni del suo ergastolo di dolore. Che giustizia è?