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I compagni in gelateria vedono fascisti immaginari

Esercente accusato di estremismo per un cartonato col braccio alzato: ma serve per misurare l’altezza dei bambini...
di Francesco Storace mercoledì 23 settembre 2026

3' di lettura

Magari ci sarà un gelatino alla fragola, rigorosamente rosso, o un bel cono alla liquirizia sicuramente nero. E il Dc di vecchio stampo ordinerà panna a volontà. È l’Italia che ruggisce, invasa cento anni dopo dai giapponesini che ancora combattono la guerra al nemico. Ormai siamo all’antifascismo in gelateria, perché di questi tempi maniacali ci mancava pure questa. Una storia incredibile che meriterebbe un ricovero in manicomio, se esistessero quelli di una volta signora mia.
Pare che ad essere preso di mira sia un locale chiamato Ciro’s e che si trova a Calusco d’Adda nel bergamasco. La campagna contro i suoi prodotti parte da un’idea bellissima, ma che ha la sventura di essere ambientata in un’Italia a volte abbastanza ritardata. Il titolare di Ciro’s ha avuto l’idea di regalare il gelato ai bambini, un gesto che offre la felicità, e la distinzione per averlo gratuitamente non è di razza o ceto sociale o religione, bensì di altezza. Sotto il metro non paghi. Sono “discriminati” quelli più alti, semmai, ma anche da giovanissimi bisognerà imparare che non si può avere tutto dalla vita...

E quindi per incanto compare fuori dalla gelateria un omino cartonato - proprio ad identificare un gelataio - con la mano che indica i 100 cm. È una mano tesa per misurare l’altezza, non un saluto romano per dimostrare appartenenza politica. Con un obiettivo preciso: non rinverdire gli antichi fasti, bensì per stabilire la regola della casa. Se sei sotto il metro puoi passare a ritirare il cono, altrimenti mano al portamonete e te lo paghi. Il comunismo che è in ciascuno di noi è esploso e ha lanciato l’allarme: quel gelato non s’ha da prendere. Altrimenti, vi beccate i girotondi, i cortei sulla piazza, un po’ di slogan vecchia maniera. Povere creature, costrette alla rinuncia per motivi ideologici non appena il capello li porta alla vetta di 101 centrimetri. Se oltrepassano l’omino, rischiano la denuncia nel nome della legge Scelba, una bella punizione e a letto senza cena.

Ottomila abitanti del luogo osservano stupiti la polemica, resa nota dal gestore su Instagram. Eppure sulla pagina Facebook del locale è detto anche esplicitamente che il gelato ai bambini sotto il metro lo regalano, quindi il cartonato con il braccio in orizzontale è proprio il metro della promo, non un saluto.
Siamo al riflesso condizionato, si scambia un’offerta commerciale per saluto romano. “Sicuramente vogliono esaltare il fascismo buono”, si saranno detti i novelli partigiani a cui piace solo la pastasciutta antifascista. In pratica quello che individuano come fascismo può essere tutto: un braccio teso di cartone, un logo, un nome di gelato, un album da colorare, un gesto letto nel verso sbagliato. Quando ogni cosa diventa segnale, il segnale non segnala più niente: diventa rumore e pure fastidioso. Poi, il discorso si fa serio e pone il dubbio: ma perché si devono costruire teoremi persino sul gelato? Probabilmente siamo alla fissazione. In sostanza è una forma di semplificazione del messaggio politico. L’etichetta è la soluzione al problema del consenso che non esiste più. E così si fabbrica l’assurdo, con il metro per i bambini trasformato in apologia...

Non c’è spazio per la discussione di fronte a tanta saggezza. Con la controindicazione però. Perché si fa man bassa della parola fascismo, che infili ovunque manco fosse il prezzemolo. La mandano più facilmente in archivio così e quello che indicano come pericolo si trasforma in una pochade. Però i neo partigiani del Bergamasco tornano comunque la sera a casa gratificati, convinti di aver fatto il loro dovere. Si sentono come autorità vigilanti, “siamo dalla parte giusta”, chi se ne frega dei problemi reali dei cittadini. L’omino di cartone è un nemico a basso costo. Un gelataio che dispensa felicità a costo zero diventa una specie di sindaco di Predappio. Dolce come un gelato, in fondo...
E quello nero diventa la novità.

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