Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, respinge le polemiche sollevate dalla sinistra dopo l’annuncio, da parte della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, del tetto alla presenza nelle aule scolastiche di alunni stranieri. Il requisito, è bene ricordarlo, riguarda solo quegli scolari che non parlano l’italiano. Nel corso di una conferenza stampa convocata ieri dalla Lega, il titolare del dicastero di Viale Trastevere chiarisce la natura del provvedimento: «Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno, quindi entrerà direttamente in vigore». Dunque una «norma di legge vincolante che prevede un meccanismo adeguato per renderla operativa», volta a introdurre il tetto del 30% e il divieto di indossare burqa e niqab. Come funzionerà in pratica? «Gli uffici scolastici territoriali coordineranno i presidi per distribuire in maniera più equilibrata gli studenti tra le scuole di prossimità», spiega Valditara. E laddove «ciò non sarà materialmente possibile, saranno previste deroghe e un potenziamento dell’insegnamento dell’italiano», grazie a un finanziamento di oltre 14 milioni di euro per percorsi personalizzati. Il via libera da parte del Consiglio dei ministri è atteso oggi pomeriggio: l’esecutivo si riunirà alle ore 16,30.
Il pacchetto di norme tocca anche i simboli della differenziazione, molto profonda, che il culto islamico porta con sé. E che riguarda il velo. «Burqa e niqab non devono trovare spazio nella scuola italiana», sottolinea il ministro, definendo ciò «una battaglia di civiltà: se vogliamo combattere il patriarcato e l’isolamento della donna non possiamo considerare strumenti che la considerano inferiore». Su questo punto, tuttavia, a quanto apprende Libero, sarebbe in corso un’interlocuzione con il Quirinale, dove maturerebbe una certa perplessità dovuta al fatto che i casi in cui la norma andrebbe a insistere sarebbero pochi. Gli uffici del ministero sono al lavoro per limare il testo. E così come potrebbe rappresentare una difficoltà una sentenza del Consiglio di Stato del 2008 in cui si sancisce che burqa e niqab non si indossano, in genere, per evitare il riconoscimento, ma per aderire a un credo religioso.
Tornando al caso del tetto, Valditara spiega: «Il criterio è puramente linguistico. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire». Quanto alle polemiche intorno alle parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del Presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Zuppi, Valditara spiega: «Sento parlare di razzismo, suprematismo, parole strumentalizzate. Anche quelle di Mattarella e Zuppi. Il nostro procedimento di legge è in linea con le parole del Presidente».
Il titolare del ministero di Viale Trastevere cita uno studio Ocse il quale «colloca la composizione delle classi fra i fattori che possono sostenere o indebolire la ricchezza. In media esplode con una maggiore concentrazione di studenti con background migratorio che presentano risultati scolastici e indicatori di benessere meno favorevoli. Altro fattore che concorre a creare condizioni favorevoli alla resilienza essenziale è svolto dalla padronanza della lingua di scolarizzazione».
Poi aggiunge: «L’alta concentrazione in una classe di ragazzi stranieri che non conoscono la lingua nazionale comporta in modo esponenziale un abbassamento delle competenze, una difficoltà di raggiungimento degli obiettivi che finisce poi per danneggiare non solo lo studente straniero ma anche i pochi studenti nativi nazionali, nel nostro caso italiani, che fanno parte di quella classe. Queste sono le risultanze scientifiche con buona pace dei polemisti di professione».
L’idea di fondo, aggiunge il ministro, è quella di realizzare l’integrazione, utilizzando il perno linguistico. «Vogliamo evitare che si creino le condizioni “Alabama anni Cinquanta” con le scuole ghetto e la segregazione razziale, dove da una parte c’erano i bianchi e dall’altra i neri». Poi torna su un concetto espresso l’altroieri in un’intervista con il quotidiano Il Tempo: «Il “white flight” vuol dire che i cittadini originari di uno Stato quando una scuola è ad alta concentrazione di migranti portano via i propri figli. Questo per noi è un fenomeno negativo che crea le premesse per ghetti e segregazione».