Più scontati dell’1 del Real Madrid contro l’Oratorio San Luigi, eccoli gli pseudo-intellettuali di sinistra col ditino puntato contro la proposta del governo di fissare un tetto massimo di studenti con scarsa conoscenza dell’italiano all’interno di ogni classe. «La Meloni fa propaganda sulla pelle dei bambini!». È vero esattamente il contrario: a sfruttare i minori, infatti, sono loro. Tutto per alimentare la propria campagna strappalacrime a favore dell’inclusione, intesa come concetto astratto perfetto per i salotti, non certo utile alla nuda e cruda realtà quotidiana.
Prendete Christian Raimo, il professore rosso che si beccò dieci giorni di sospensione dall’insegnamento per aver insultato il ministro Valditara. A L’aria che tira su La7, ha mostrato il quaderno con gli appunti di uno bambino bengalese di otto anni che frequenta il doposcuola dove lui presta servizio come volontariato. A fianco ai nomi degli animali scritti in italiano si leggeva la traduzione in madrelingua del piccolo alunno. E questa sarebbe forse una prova di integrazione?
«C’era un altro bambino bengalese che gli insegnava l’italiano attraverso l’inglese. La questione dell’insegnamento della lingua non ha a che fare né con la cittadinanza né con la razza», ha spiegato Raimo.
La stampa progressista, Repubblica in testa, ha invece lanciato nella mischia Lina, 12enne torinese di origini marocchine, “la ragazzina che tiene testa a Meloni”. Circola su internet un suo video in cui, rivolgendosi al premier, spiega che «io non voglio prendere il posto di nessuno, voglio stare accanto ai miei compagni». Il papà - lui ha messo sui social il filmato - non deve averle spiegato che il governo non vuole tenere fuori nessuno dalle aule. Anzi: redistribuendo vuole aiutare gli stessi stranieri. Questo i progressisti fanno finta di non saperlo. Altrimenti come farebbero a sfruttare i bambini per la causa anti-governativa?