I risultati delle nuove analisi effettuate da Cristina Cattaneo e anche dal "co-consulente prof. Leone" depongono "concretamente per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti". Così vengono riassunti dalla Procura di Pavia gli esiti di accertamenti integrativi.
Sul tema del Dna sulle unghie di Chiara Poggi, attribuibile per l'accusa ad Andrea Sempio, i pm si limitano a spiegare che "le note integrative di parte in ambito genetico-forense redatte dal Consulente Tecnico della Difesa Sempio, dott. ssa Marina Baldi, sono state valutate analiticamente e confutate dal Prof. Carlo Previderè e dalla dott.ssa Pierangela Grignani, consulenti del Pm". E sull'impronta della scarpa del killer la Procura chiarisce che i "consulenti tecnici, sollecitati all'analisi di un'ulteriore consulenza inoltrata dalla difesa Poggi il 24/09/26, hanno depositato una nota sulle dimensioni di una scarpa Mod. Frau taglia 42 che risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio".
In merito "alle considerazioni calzaturiere", ossia al tema dell'impronta della scarpa, si è espressa anche "la Prof. Cattaneo" e "nel concordare con le relazioni degli altri consulenti del Pm Iuliano-Caprioli, ha aggiunto soltanto che, sotto un profilo medico, un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede", ossia il piede di Sempio potrebbe essere cresciuto nel tempo. In relazione "all'epoca della morte" di Chiara, poi, "si è confermato l'intervallo cronologico già indicato nella precedente consulenza".
Sempre la nuova relazione di Cattaneo e Leone "rafforza complessivamente l'ipotesi che almeno una parte delle lesioni extracraniche sia stata prodotta nell'ambito di una colluttazione o, comunque, di un'azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva, mediante interposizione e protezione del corpo, senza potersi escludere anche una componente di difesa attiva". La causa mortale "interveniva infine con la lesione all'occipite". Non risulta, invece, "coerente con il quadro complessivo, secondo i consulenti del Pm, l'ipotesi che tutte le lesioni siano riconducibili esclusivamente a fenomeni aspecifici di caduta, urto, trascinamento o movimentazione, come sostenuto dagli elaborati difensivi".