Il giallo sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita potrebbe essere arrivato a un punto di svolta. Martedì 29 settembre, la Squadra mobile di Campobasso e gli investigatori del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato hanno effettuato una perquisizione nello studio del commercialista Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. L’ufficio si trova di fronte all’abitazione della famiglia.
L’operazione si inserisce nell’inchiesta per duplice omicidio, al momento senza persone formalmente iscritte nel registro degli indagati. L’attività investigativa arriva a poche ore dall’avvio degli accertamenti sul materiale informatico sequestrato a Di Vita lo scorso 31 luglio: un computer e dieci pen drive, ora analizzati dagli specialisti dello Sco.
La Procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, ha disposto un esame approfondito dei dispositivi con l’obiettivo di ricostruire diversi aspetti della vicenda. Tra gli elementi ricercati ci sono eventuali tracce di navigazioni internet legate alla possibilità di procurarsi la ricina, ma anche informazioni sui rapporti familiari e personali delle vittime.
Gli investigatori cercheranno inoltre eventuali annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti ai malori, documenti sanitari, lettere, diari, chat, fotografie, registrazioni vocali, email e dati relativi ai social network e alla posizione dei dispositivi. L’analisi coprirà l’intero periodo di utilizzo dei dispositivi, dalla prima accensione fino all’ultimo impiego. Per completare gli accertamenti sono stati previsti 60 giorni, salvo eventuali proroghe.