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Garlasco, la certezza dei genitori di Chiara Poggi: "Blindata, non troveranno mai nulla"

di Luca Fazzo venerdì 2 ottobre 2026

4' di lettura

Se mai ci sarà un processo ad Andrea Sempio, nell’aula della Corte d’assise ci sarà un banco vuoto. È il banco in prima fila, tra lo scranno del pubblico ministero e il tavolo delle difese, dove di solito siedono gli avvocati di parte civile. Sono i difensori delle vittime, le voci di chi nel delitto ha perso una persona cara.

A Garlasco, la mattina del 13 agosto 2007, Giuseppe Poggi e Rita Preda hanno perso il loro bene più prezioso, la figlia Chiara. Ma nel processo a Sempio non vogliono esserci. Rinunceranno a ascoltare i testi dell’accusa e della difesa, le tesi dei pm e dei difensori. Si risparmieranno lo strazio di sentire raccontare, per la millesima volta, il male feroce inferto a una ragazza senza colpe. E lo faranno per un motivo semplice: sarà un processo inutile, anzi sbagliato. Perché l’assassino di Chiara per loro è già stato scoperto diciannove anni fa, poche settimane dopo il delitto. Si chiama Alberto Stasi.

La decisione di non costituirsi parte civile viene annunciata ieri da Gianluigi Tizzoni, legale da sempre dei genitori di Chiara, e dal suo collega Francesco Compagna. E’ una decisione che non arriva del tutto inattesa, perché è sulla linea di quanto da sempre, e con ancor maggiore energia da quando il caso è stato riaperto, sostengono i Poggi: il colpevole è Alberto, le prove a suo carico dimostrano la sua responsabiltà “al di là di ogni ragionevole dubbio”. È una certezza che nella casa di via Pascoli è stata custodita con cura in tutti questi anni, e che non è stata scalfita da nessuna delle nuove scoperte dell’inchiesta di Pavia: nè nella parte che scagionerebbe Stasi, nè in quella che indica invece in Andrea Sempio, il migliore amico del loro ragazzo Marco, il vero assassino di Chiara.

Sempio per i Poggi è innocente, e oggi viene accusato ingiustamente di un delitto che non ha commesso. Rimarrà nella storia del caso di Garlasco la determinazione con cui Marco Poggi, quando è stato interrogato dai nuovi inquirenti, ha difeso il suo amico di 19 anni fa. Di fatto, l’intero percorso della nuova inchiesta sulla morte di Chiara è stata scandita da uno scenario che si ripeteva costante, uguale. Ogni volta che emergeva un nuovo passo dell’indagine, presentato come nuova accusa a Sempio o nuovo elemento a favore di Stasi, i legali dei Poggi lo smontavano in diretta: con efficacia spesso maggiore di quanto riuscivano a fare i veri difensori di Sempio. Per Tizzoni e Compagna non c’è niente di nuovo: inutile l’impronta 33, non attribuibile il Dna sulle unghie, strampalata la rilettura dell’orma a pallini lasciata dall’assassino sul pavimento della villa. La ricostruzione perfetta e inattaccabile di quanto accadde è, per i due legali, contenuta nella inchiesta-bis condotta nel 2014 dal procuratore generale di Milano Laura Barbaini, che portò - dopo due assoluzioni - alla condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara.

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Della nuova indagine della Procura di Pavia, gli avvocati dei Poggi hanno contestato anche le conclusioni finali, notificate a maggio scorso. Le considerano conclusioni colme di buchi logici: come la sparizione della bicicletta nera considerata per quasi vent’anni decisiva, il mezzo usato dall’assassino per recarsi in via Pascoli, la bici vista dalla teste Bermani, e su cui gli inquirenti di oggi glissano senza dire nulla, non la attribuiscono a Sempio ma nemmeno la scollegano da lui. Non hanno creduto alle presunte novità su un altro dettaglio cruciale, la rilettura delll’ora della morte di Chiara, fissata nel 2007 dal patologo alla tarda mattinata e poi anticipata intorno alle 9,30: un artificio per incastrare Stasi, come si ipotizza ora? Macchè, spiegava Tizzoni: «L’orario non lo ha cambiato la Procura di Vigevano lo ha cambiato il giudice Vitelli», quello che per primo assolse Stasi, «quell’orario ha trovato d’accordo tutti i giudici, sia quelli che lo hanno assolto sia quelli che lo hanno condannato, quell’ora è blindata e non verrà mai trovata nessuna novità, perché gli orari li hanno considerati tutti».

La stessa incrollabile certezza ha accompagnato lo staff dei Poggi anche negli ultimissimi sviluppi, quando nei giorni scorsi la Procura di Pavia richiudendo le indagini su Sempio ha spezzato una nuova lancia a favore di Stasi, affermando che due analisi che azzeravano una accusa cruciale - il Dna di Chiara sui suoi pedali - rimasero nei cassetti dei Ris. Non è vero niente, dice Marzio Capra, «sui pedali della bici ci sono due profili completi femminili perfettamente compatibili per 15 marcatori con Chiara Poggi». E le analisi che lo negavano? «Vuol dire che è zero - dice Tizzoni non che invalidano le risposte del giorno prima». Così ha una sua logica l’annuncio di ieri, «non abbiamo da avanzare alcuna pretesa economica nei confronti di persone innocenti». I Poggi si chiamano fuori. Ma quel banco vuoto parlerà al loro posto.

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