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Cittadinanza negata per un furto di "particolare tenuità": il caso nel Padovano

lunedì 5 ottobre 2026

2' di lettura

Per vedersi negare la cittadinanza italiana basta un furto di "particolare tenuità" con conseguente archiviazione del procedimento penale. Ne sa qualcosa una donna nel Padovano, la cui richiesta per diventare cittadina italiana è stata respinta dal Ministro dell'Interno. A essere respinto dalla quinta sezione bis del Tar del Lazio, presieduto da Floriana Rizzetto con i colleghi Enrico Mattei e Gianluca Verico, anche il ricorso presentato dalla stessa donna. Che, in ogni caso, potrà continuare a vivere nel nostro Paese con il permesso di soggiorno. 

Era il 28 febbraio 2019 quando la donna aveva presentato per la prima volta la richiesta di cittadinanza sul portale del Ministero dell'Interno. Per prendere in esame la pratica e respingere l'istanza il Viminale impiega cinque anni. Dopo la notifica del provvedimento avvenuta il 27 luglio 2024, la signora si rivolge a uno studio legale padovano: vuole andare fino in fondo e capire perché le è stata negata la cittadinanza. Gli avvocati lo scoprono subito. Il 17 luglio 2021 la loro assistita aveva ricevuto una segnalazione dei carabinieri della stazione di Limena nel Padovano per un furto, definito di "particolare tenuità". Il procedimento viene infatti archiviato dal gip di Padova pochi mesi dopo e la donna resta incensurata per il diritto penale. Ma non per il diritto amministrativo.

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A parere del Tar del Lazio, in questo caso soccorre la "pluriqualificazione" del fatto giuridico. Scrivono i giudici nella sentenza: "lo stesso comportamento può assumere diversa rilevanza sul piano penale, civile, fiscale e amministrativo". L'aver commesso un furto seppur non punibile sotto un punto di vista penale "risulta significativo sull’attitudine ad assumersi i doveri di solidarietà socio economica nei confronti della comunità politica in cui chiede di essere ammessa". La condotta contestata rappresenta, prosegue la sentenza "un chiaro indice sintomatico di inaffidabilità". Da qui la decisione di non concedere la cittadinanza. 

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Simone Di Meo

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