Un risultato anomalo, discusso all'interno del Ris di Parma, ma del quale oggi non risultano due successive analisi negative. È uno degli elementi emersi nell'inchiesta della Procura di Pavia sui test del Dna effettuati nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. A riferire quanto accadde è il tenente colonnello Alessandro Coli, all'epoca tenente nella sezione di Biologia del Ris di Parma. La sua testimonianza – si legge sul Corriere della Sera - è stata raccolta davanti al procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi.
Ha spiegato Coli: "C’era un esito dubbio sui pedali, che su questi pedali dove era stato ottenuto del Dna e poi non era stato più ottenuto da successivi campionamenti. Lo ricordo come una cosa strana, insomma...". Il militare non partecipò direttamente alle analisi, ma lavorava nello stesso laboratorio con l'allora capitano Alberto Marino e il tenente Giorgio Portera. Secondo il racconto, il risultato dei test fu negativo, poi positivo e quindi nuovamente negativo per due volte. Proprio di questi ultimi due esami, però, non sarebbe stata trovata traccia.
"Sicuramente un dibattito si sarà aperto più che altro tra noi internamente", ha ricordato Coli. Il militare ha inoltre riferito: "Ricordo questo argomento del discorso dei pedali, un tampone che... cioè, penso lo possa aver detto anche lui (Marino, ndr) in laboratorio, il fatto che da un prelievo è uscito il Dna e poi da altri prelievi ripetuti non è uscito niente".
Per Coli si trattava di una circostanza anomala. "Il primo prelievo è uscito Dna e poi ho rifatto un prelievo e non ho ottenuto nulla... ripetuto più volte, questo mi lasciò un po’ perplesso". Il tenente colonnello ha poi spiegato che normalmente, tornando a campionare una superficie, poteva essere recuperato almeno un profilo con una quantità inferiore di Dna. "Mi ricordo che forse era una cosa, diciamo così, anomala questo discorso dei pedali", ha aggiunto, sottolineando che un pedale presenta una superficie irregolare e che sarebbe stato difficile eliminarne completamente una traccia con un solo prelievo. La Procura di Pavia sta ora cercando di ricostruire perché quei risultati non siano stati comunicati e quale peso possano avere avuto nelle indagini sul delitto di Chiara Poggi.