Un gesto che sembrava un aiuto, in pochi istanti, si sarebbe trasformato in un’aggressione. Una donna che stava cercando di portare il passeggino con il figlio di appena due anni lungo le scale della metropolitana si sarebbe fidata di due giovani che si erano offerti di darle una mano. Ma, secondo la ricostruzione degli investigatori, quell’assistenza sarebbe stata soltanto un pretesto per avvicinarla, seguirla e colpirla alle spalle, facendola cadere insieme al bambino. Poi la fuga con un orecchino e una collana. Per la rapina, avvenuta la mattina del 5 maggio nella stazione M1 Palestro, due giovani cittadini egiziani sono stati arrestati e trasferiti nel carcere di San Vittore. Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato eseguito nei giorni scorsi dalla Polizia di Stato, su ordinanza dell’autorità giudiziaria. I due sono gravemente indiziati di rapina aggravata. La vicenda, ricostruita dagli investigatori del commissariato Garibaldi Venezia, guidato da Angelo De Simone, è partita dalla denuncia presentata dalla vittima e si è sviluppata attraverso l’esame dei filmati delle telecamere di sorveglianza di Atm.
Le immagini avrebbero permesso di seguire i movimenti dei sospettati all’interno della stazione e di ricostruire la sequenza dell’aggressione. Dopo aver aiutato la donna a superare una rampa di scale con il passeggino, i due avrebbero continuato a seguirla, aspettando di trovarsi in una zona più favorevole per entrare in azione. A quel punto l’avrebbero assalita alle spalle, approfittando della difficoltà di una madre impegnata a occuparsi del figlio piccolo. La spinta ha provocato la caduta della donna e del bambino: un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. La donna ha riportato contusioni multiple, giudicate guaribili in cinque giorni. Il piccolo è stato dimesso con una prognosi di due giorni per un trauma cranico non commotivo. I rapinatori sono riusciti a impossessarsi di un orecchino e di una collana prima di dileguarsi tra i corridoi della metropolitana.
Per risalire ai presunti responsabili, gli agenti hanno incrociato i filmati di Atm con gli accertamenti effettuati attraverso Sari, il sistema automatico di riconoscimento delle immagini in uso alla polizia. L’attività investigativa è stata completata da mirati controlli sul territorio e dal riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima. Un insieme di elementi che ha consentito agli inquirenti di individuare i due giovani e di chiedere le misure cautelari.
A pesare nella valutazione dell’autorità giudiziaria sarebbero stati anche il rischio concreto e attuale che possano commettere altri reati analoghi e i precedenti di polizia e giudiziari a loro carico. Per entrambi si sono quindi aperte le porte di San Vittore, dove restano a disposizione della magistratura. Il procedimento è tuttavia ancora nella fase delle indagini preliminari.
Resta la violenza di quanto denunciato: una madre aggredita mentre cercava di spostarsi con il figlio, dopo essersi affidata a chi, almeno in apparenza, le stava offrendo aiuto. Nella stazione di Palestro, quel gesto di apparente solidarietà si sarebbe trasformato in una trappola.