Ci siamo. Nella storia infinita del delitto di Garlasco, una svolta cruciale sta per compiersi: l’avvio dell’iter per la revisione della sentenza a carico di Alberto Stasi, condannato in via definitiva nel 2016 a sedici anni di carcere per avere ucciso la sua fidanzata Chiara Poggi. La nuova inchiesta della Procura di Pavia, che indica invece come autore del delitto Andrea Sempio, aveva davanti a sé un muro quasi insormontabile: come portare a processo Sempio, se per la giustizia c’è già un altro colpevole, e si chiama Alberto Stasi? Ma ora la macchina giudiziaria che potrebbe collocare Stasi fuori dalla scena del crimine è pronta al via.
PALAZZO DI GIUSTIZIA
Ore 12,20 di ieri, terzo piano del Palazzo di giustizia di Milano. Un lungo tappeto rosso porta alla stanza del procuratore generale Francesca Nanni. È la Nanni dall’aprile scorso ad avere sul suo tavolo le carte arrivate da Pavia, che secondo il procuratore pavese Fabio Napoleone incastrano Sempio e scagionano Stasi. Al fascicolo della Nanni si sono aggiunti nel corso dei mesi altri documenti che dimostrerebbero come la condanna di Stasi (arrivata dopo due assoluzioni) sia stata un drammatico errore giudiziario. Per sei mesi la Nanni, insieme alla sua vice Lucilla Tontodonati, ha studiato in profondità l’intera storia delle indagini su Garlasco. Ora sta tirando le fila. E ieri dalla sua stanza esce un altro protagonista delle cronache su quel delitto: l’avvocato Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi. Tizzoni è stato, dopo l’apertura dell’inchiesta bis a carico di Sempio, la voce pubblica della famiglia della vittima: una voce che ha escluso con fermezza e a volte con durezza la presenza di prove concrete in grado di scagionare Stasi. Per Rita e Giuseppe Poggi ad uccidere la loro figlia, la mattina del 13 agosto 2007, fu il suo fidanzato, Alberto. Lo stesso Alberto che pochi giorni dopo era accanto a loro, in chiesa, a piangere davanti alla bara di Chiara. Sempio non c’entra niente.
Che ci fa ieri mattina Tizzoni dalla Nanni? «Sembrerà incredibile ma non sono andato a parlare di Garlasco», spiega a Libero l’avvocato dei Poggi. In effetti, sembra piuttosto incredibile. Anche perché la visita del legale al Procuratore generale arriva alla fine di una settimana in cui altri segnali hanno fatto intuire come la lunga attesa intorno alla decisione stia per finire. E il procuratore generale, che finora alle domande sull’iter della revisione rispondeva «stiamo lavorando», ieri risponde in modo un po’ diverso: «Non posso dire niente». D’altronde se davvero l’iter è vicino alla conclusione non sarebbe anomalo che la Procura generale volesse ascoltare anche la voce dei parenti di Chiara, né che i parenti chiedano di loro iniziativa di fare sentire la loro posizione, spiegando alla Nanni che nella nuova indagine non c’è nulla di davvero nuovo. Anche altri protagonisti stanno dialogando con la Procura generale. I più interessati alla decisione sono ovviamente i due difensori di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Nessuno dei due conferma di avere fatto visita, ieri, nel corridoio col tappeto rosso. Ma anche loro stanno lavorando in proprio ad una istanza di revisione della condanna da sottoporre alla Corte d’appello di Brescia. Il lavoro di Bocellari e De Rensis è prossimo alla conclusione, nel giro di un paio di settimane l’istanza dovrebbe venire depositata a Brescia. È chiaro che se alla richiesta dei difensori di Stasi si aggiungesse un’iniziativa analoga della Procura generale milanese l’autorevolezza sarebbe ancora maggiore.
RAVVEDIMENTO
Fino a poche settimane fa, l’ipotesi prevalente dipingeva una Nanni poco convinta che nei dieci anni successivi alla condanna di Stasi siano emersi davvero i «fatti nuovi» che il codice richiede per avviare la revisione di una condanna definitiva. Ora si sono aggiunti passaggi rilevanti, emersi nell’ultima fase dell’indagine a carico di Andrea Sempio: in particolare i documenti contenuti nel fascicolo riservato scovato nell’archivio dei Ris, e soprattutto i raw data, i dati grezzi nei computer dello stesso reparto, con le tracce inequivocabili delle analisi che smontavano una delle prove chiave del processo a Stasi. Sufficienti a convincere la Procura generale? In caso affermativo, il procedimento di revisione partirebbe di fatto in contemporanea con il processo parallelo a Andrea Sempio per cui la Procura di Pavia ha ormai da oltre un mese chiuso le indagini. La richiesta di rinvio a giudizio dovrebbe venire presentata la settimana prossima, l’imputazione per Sempio sarà di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi: una accusa da ergastolo che i suoi difensori si dicono convinti di poter stoppare prima ancora del rinvio a giudizio.