Non sarebbe solo una la causa della morte di Abderrahim Fakir. Secondo la relazione conclusiva della consulenza tecnica sulla morte del 42enne avvenuta durante un intervento di polizia, sarebbero tre gli elementi che hanno contribuito e sono quindi individuati come concause. La relazione - ora nelle mani dei pm della Procura di Bologna - sulla morte di Fakir per un'insufficienza respiratoria acuta parla anche di schiacciamento provocato dalla posizione prona del corpo mentre i due poliziotti lo tenevano fermo a terra, dell'assunzione di cocaina e dei problemi cardiaci. Ora spetterà quindi ai magistrati che si occupano del caso - la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e i pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti - valutare se la consulenza affidata al pool di esperti, quasi 200 pagine, fa chiarezza una volta per tutte.
I tre magistrati hanno fissato un incontro per mercoledì, in cui si confronteranno per capire come procedere e valutare l'incisività di un dato rispetto a un altro, per poi passare alla fase successiva. Ora, infatti, ci sono sei persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminare, il cosiddetto "scudo" previsto quando c'è una possibile causa di giustificazione, per omicidio colposo: i due agenti intervenuti per bloccare Fakir e i 4 volontari della Croce Rossa arrivati in via Svevo per soccorrerlo quando stava male.
Il 19 novembre i pm dovranno decidere se indagare le sei persone coinvolte oppure archiviare le posizioni. Tra le concause individuate nessuna esclude l'altra e vanno valutate nel loro concorrere all'evento finale (ovvero la morte di Fakir), nella loro incisività. I magistrati, dunque, dovranno confrontarsi su questo aspetto e poi tirare le somme.