Ingenui noi a pensare che l’Onu fosse indaffarato a gestire guerre, crisi geopolitiche globali e tensioni atomiche. Ma evidentemente in alcune succursali, tipo Ginevra, le giornate scorrono lente e noiose. È lì che ha sede il Comitato Onu sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (Cescr), dove i burocrati, tra un caffè e un’assemblea plenaria sul nulla, hanno trovato una nuova, fondamentale priorità: la gestione dei condomini di via Pisa a Treviso.
Già. Il massimo organismo internazionale ha pensato bene di intervenire direttamente nelle vicende giudiziarie della Marca Trevigiana, spedendo una bella letterina di diffida a Roma per chiedere la sospensione immediata degli sfratti. Perché a quanto pare, per i saggi dell’Onu, le leggi italiane sulla proprietà privata, i decreti dei tribunali fallimentari e i provvedimenti dei magistrati nostrani contano meno di zero. Rispolverando pure la solita sfilza di trattati internazionali ratificati dall’Italia (dalla Legge 152 del 2014 al Patto Pidesc del 1977 fino alla Convenzione sui diritti del fanciullo) pur di farci la ramanzina.
LA FACCENDA
Ecco un breve recap della vicenda. Nell’ormai internazionale via Pisa, a Treviso, ci sono tre stabili, 51 appartamenti e una storia contorta che solo l’Italia sa regalare. In principio c’era la società Tre.Vi srl, riconducibile secondo il tribunale antimafia di Venezia al pregiudicato Francesco Manzo; poi il collasso per debiti, i proprietari finiti schermati dietro a un fumoso fondo olandese nato appena 22 giorni dopo e, nel mezzo, i contratti di sublocazione stipulati con l’intermediaria Gest 3 srl. Quest’ultima ha incassato regolarmente i soldi dagli inquilini ma accumulato 194.400 euro di arretrati con la proprietà, facendo scattare la mazzata del Tribunale di Treviso: sfratto per la società e decadenza automatica dei contratti di sublocazione, anche per chi era in regola e con scadenze fino al 2027. Insomma, un pasticcio tra privati con gli immobili che finiscono inevitabilmente all’asta giudiziaria. E quando si tratta di prendere possesso dei beni e far rispettare le sentenze, scatta la solita sarabanda: le proteste, i blitz degli attivisti dei centri sociali e le contestazioni del Pd in consiglio comunale. Ordinaria amministrazione del disordine nostrano, giusto con qualche agente ferito in meno. Ma è a questo punto che la storia fa il salto di qualità.
L’Associazione Caminantes di Treviso, con il sostegno dell’International Alliance of Inhabitants, decide che la legge italiana non basta. Che fa? Lo scorso 30 settembre salta a piè pari procure, prefetture e governo e manda un bel ricorso a Ginevra per conto di una famiglia con minori, eletta a caso simbolo per le 13 ancora rimaste nei palazzi. E la burocrazia sovranazionale, che non aspetta altro che potersi inserire nelle sovranità nazionali per giustificare i propri stipendi a cinque zeri, accoglie il fascicolo con commovente solerzia, inviando richieste formali di ottemperanza persino alla questura. Risultato? Il Comitato Onu ha chiesto formalmente allo Stato italiano di bloccare gli sfratti in attesa della loro «decisione definitiva», oppure di pretendere che l’ente pubblico trovi subito un alloggio alternativo e «adeguato» alle famiglie rimaste, rinfacciando i cinque sfratti già eseguiti con la forza grazie all’intervento delle forze dell’ordine il 16 giugno scorso. Tradotto: proprietari privati che mettono i propri soldi nelle aste pubbliche devono restare a bocca asciutta, i tribunali dello Stato devono congelare le proprie sentenze e il Comune (cioè i contribuenti) deve mettere mano al portafogli per sistemare chi, sostanzialmente, occupa. E tutto questo perché l’Onu ha deciso che a Treviso non si fa come dice il codice civile italiano, ma come dicono i loro comitati.
LE DIFFICOLTÀ
Sia chiaro: nessuno nega la delicatezza sociale delle situazioni personali, la presenza di minori o le difficoltose dinamiche degli affitti. Ma qui il tema è un altro: chi governa l’Italia? I giudici italiani o un manipolo di figure internazionali che probabilmente non ha mai visto una mappa di Treviso in vita sua? L’ipocrisia dell’operazione è stellare. Da anni l’Onu fatica a far rispettare la pace nel mondo, tace davanti a dittatori di ogni latitudine e colleziona risoluzioni che restano carta straccia nei teatri di crisi più caldi del pianeta. Però quando c’è da fare la lezioncina morale all’Italia, mostrare il dito alzato contro le forze dell’ordine a Treviso o pontificare sul «diritto all’abitare» a spese dell’ennesimo proprietario, eccoli pronti in prima linea. Ora resta da vedere come risponderà il governo italiano. L’auspicio è che da Roma parta un promemoria molto semplice indirizzato a Ginevra: ci mancano solo loro a doverci ricordare, a noi, come si sta al mondo.