Il nuovo Report è pronto a ripartire. Con la sigla delle origini (palese omaggio a Milena Gabanelli) e il coltello che gira nella piaga più dolorosa dell’ultimo decennale padre-padrone della trasmissione: Sigfrido Ranucci. L’inchiesta alfa della nuova stagione sarà, infatti, dedicata a Valter Lavitola, l’amico fraterno (ma anche mandante reo confesso) della “bomba d’amore” sotto casa dell’ex conduttore del programma d’inchiesta di Rai3.
Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, insomma, domenica sera, vogliono partire col botto. Si legga senza ironia. In arrivo, secondo le anticipazioni, nuovi documenti e testimonianze inedite per ricostruire il ruolo del faccendiere che, entrando più volte anche nella stessa redazione di Report, ha generato il caos infernale finito con un provvedimento disciplinare per Ranucci da parte della Rai e una ordinanza del Tribunale del Lavoro di Roma che spiega tutte le ragioni per cui Sigfrido non può essere più alla guida di una redazione che l’ha sfiduciato a maggioranza tanto da archiviare persino la sigla del programma.
A cambiare volto sarà anche il laboratorio dedicato ai giovani giornalisti che da Lab diventerà Report Play, per storie locali, diritti, ambiente e tutela dei fragili. Segnali forti in senso, diciamo così, estetico-narrativo che tuttavia non cancelleranno certo con una riga di matita tutti i problemi che il clamoroso cambio in corsa alla guida del programma porta con sé. Secondo fonti ben informate riportate dalle agenzie di stampa, a luglio erano già pronti 25 servizi, montati e rifiniti sotto la guida di Ranucci che aveva inoltre assegnato anche ulteriori lavori agli autori. La sua impronta accompagnerà dunque diverse puntate: cambia il timoniere, ma una parte del carburante arriva da chi è stato costretto a scendere a forza dalla nave. Con un particolare ulteriormente allarmante.
Tra i redattori rimasti ancora scontenti, nonostante il cambio, c’è Giorgio Mottola, ex plenipotenziario che, ad oggi, stando a quanto risulta a Libero, non sarebbe impegnato in alcuna inchiesta di rilievo. Nel frattempo Ranucci che ha scelto, come noto RaiNews24 continua nella sua quotidiana attività da influencer social. Il primo appuntamento con Spotlight, lunedì sera, è stato preceduto da un’attesa costruita ad arte, a favore di bacheca, attorno a un suo sttombazzatissimo ritorno in tv. Tanto da aver invitato i pedissequi followers (rimasti alla fine delusi) a fotografare il televisore, quasi a voler dire: il vero Report sarà su RaiNews e anticipa pure di una settimana circa quello ufficiale finito nelle mani di infimi surrogati. Ma quando mai? Alla prova video, infatti, di Sigfrido non si è vista né l’ombra e nemmeno la firma. Neppure nei titoli di testa e di coda del programma di RaiNews, durato 23 minuti, senza conduttore e senza studio.
Chissà, forse, il giornalista romano era impegnato a discutere con gli ultimi alleati politici che gli sono rimasti, i rossoverdi di Avs che rispetto a una querela presentata da Ranucci contro un operaio di Treviso (colpevole di aver definito il conduttore, sempre sui social, «pagliaccio truffatore») hanno chiesto a Sigfrido un gesto di clemenza. L’uomo condannato a risarcire sarebbe un lavoratore in gravi difficoltà economiche che non avrebbe modo di pagare i 5mila euro chiesti dal giornalista.
Come al solito Ranucci usa due pesi e due misure. Se, infatti, si mostra inflessibile contro gli haters che insultano lui, non disdegna, anzi fomenta, le truppe dei suoi fan (quelli che lunedì sera fotografavano lo schermo di RaiNews portando gli ascolti di Spotlight da 0,16% a 0,5%!). Peccato che poi siano gli stessi che sotto le pagine ufficiali di Report stanno continuando da giorni a lanciare strali contro la redazione che avrebbe tradito il loro amato conduttore-condottiero-neo influencer di RaiNews24. «Senza Ranucci non c’è Report», il ritornello dei fedelissimi. La fondatrice Milena Gabanelli, invece, ha fatto visita alla redazione per augurare buon lavoro e ha rilanciato il suo «Evviva Report». Evidentemente anche senza Sigfrido.