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Iran, Reza Pahlavi: "Metteremo in ginocchio la Repubblica islamica"

domenica 11 gennaio 2026
1' di lettura

"Non vi chiedo più solo di andare in piazza il nostro obiettivo è di prepararci a conquistare e difendere i centri cittadini. Preparatevi fin da ora a rimanere in strada e a rifornirvi degli strumenti necessari". Così Reza Pahlavi, il figlio della Scià di Persia deposto dopo la rivoluzione del 1979 in Iran. Attualmente vive negli Usa. "Metteremo in ginocchio la repubblica islamica", ha concluso.
Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Il salvataggio di una cagna e i suoi 2 cuccioli incastrati in una tubatura

Decine di interventi da parte dei Vigili del Fuoco a Cosenza, nella giornata di sabato, a causa del maltempo. Tra questi, comunicano i Vdf attraverso i propri canali social, il salvataggio di 3 cani, una madre con i suoi 2 cuccioli, intrappolati all’interno di una tubatura di scarico delle acque piovane. Lunghe e complesse le operazioni, valse a portare al sicuro gli animali

Iran, spari sulla folla: le proteste e la brutale repressione del regime

Pugno di ferro del regime iraniano contro le proteste che vanno avanti da quattordici giorni consecutivi. Le forze di sicurezza sparano sulla folla e minacciano i manifestanti con la pena di morte. Secondo le organizzazioni non governative, il numero delle vittime è salito ad almeno 65, ma si teme un bilancio molto più grave. Le autorità hanno imposto un blackout di internet, mentre gli ospedali risultano al collasso. Fonti mediche parlano di almeno 217 morti solo a Teheran, la maggior parte colpiti da proiettili veri. Il regista Jafar Panahi denuncia una “repressione sfacciata”. Dagli Stati Uniti, Donald Trump dichiara di essere pronto ad aiutare chi lotta per la libertà. Il Wall Street Journal riferisce di discussioni preliminari su un possibile attacco americano in Iran, al momento non imminente. Intanto diventa virale la protesta delle iraniane all’estero contro il regime di Khamenei.

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Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha guardato l'avanzamento dei lavori di ristrutturazione della sala da ballo della Casa Bianca dalla finestra durante una conferenza stampa con i giornalisti.
Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
 

Iran, morti e feriti durante le proteste. Trump: "Sosteniamo i manifestanti"

Dilagano le proteste per le strade dell'Iran. Mentre da giovedì il Paese è tagliato fuori dal resto del mondo a causa di un blocco di internet e delle comunicazioni, la repressione si intensifica. Secondo gli attivisti di Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Usa, il bilancio è di almeno 72 morti e oltre 2.300 arresti. Un bilancio che potrebbe però essere peggiore: secondo quanto riferito da un medico al Time, almeno 217 morti erano stati registrati giovedì sera in solo 6 ospedali di Teheran. Una discrepanza di cifre che secondo la rivista potrebbe essere legata alle diverse modalità di calcolo, visto che Hrana conteggia solo vittime che sono state identificate. Testimonianze arrivate alla Bbc da medici in Iran riferiscono di ospedali pieni di feriti, in particolare per colpi d'arma da fuoco alla testa e agli occhi. E in questo contesto il leader supremo prepara un ulteriore giro di vite, nonostante le minacce di Donald Trump degli scorsi giorni. Il procuratore generale iraniano, Mohammad Movahedi Azad, ha avvertito che chiunque partecipi alle proteste sarà considerato un "nemico di Dio", un reato punibile con la pena di morte.

L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno espresso sostegno al popolo iraniano. "Le strade di Teheran e le città di tutto il mondo risuonano dei passi delle donne e degli uomini iraniani che chiedono libertà. Libertà di parola, di riunione, di viaggio e, soprattutto, di vita libera. L'Europa li sostiene pienamente", ha scritto su X la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, condannando "la violenta repressione di queste legittime manifestazioni" e chiedendo "l'immediato rilascio di tutti i manifestanti incarcerati" e "il ripristino del pieno accesso a internet". Inoltre gli Stati Uniti, per bocca del segretario di Stato Marco Rubio, hanno fatto sapere che "sostengono il coraggioso popolo dell'Iran". Una dichiarazione giunta dopo che Trump ha minacciato i leader iraniani dicendo che, "se iniziano ad uccidere le persone come hanno fatto in passato, li colpiremo molto duramente".

Le manifestazioni, che ora coinvolgono tutte e 31 le province, sono iniziate lo scorso 28 dicembre contro il caro-vita legato al crollo della moneta, il rial, che viene scambiato a oltre 1,4 milioni per 1 dollaro, mentre l'economia del Paese è schiacciata dalle sanzioni internazionali imposte in parte a causa del suo programma nucleare. Si sono però ben presto estese arrivando a chiedere il rovesciamento del sistema autoritario che dal 1979 governa il Paese. La Guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, secondo quanto appreso dal Telegraph ha messo il corpo dei Guardiani della rivoluzione in uno stato d'allerta più elevato rispetto a quello in cui si trovava durante la guerra di 12 giorni con Israele di giugno scorso.

Il regista iraniano Jafar Panahi, in un post su Instagram, ha lanciato l'allarme per il blackout di internet: "Siamo profondamente preoccupati per la vita dei nostri concittadini, delle nostre famiglie, dei nostri colleghi e amici che, in queste circostanze, sono indifesi", ha affermato, sottolineando che "il governo ha fatto nuovamente ricorso ai suoi strumenti di repressione più palesi". "Da un lato, il regime iraniano ha interrotto le vie di comunicazione all'interno del Paese - internet, telefoni cellulari e telefoni fissi - impedendo alle persone di comunicare tra loro; dall'altro ha bloccato completamente tutti i mezzi di contatto con il mondo esterno", ha scritto Panahi, chiedendo l'aiuto della comunità internazionale.

In questo contesto il principe Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi, che vive in esilio negli Usa da quasi 50 anni, sta provando a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel futuro del suo Paese. Dopo avere chiesto venerdì l'intervento di Donald Trump, ha chiesto proteste per sabato e domenica puntando a "conquistare i centri delle città e a mantenerne il controllo" e ha invitato i lavoratori di settori chiave dell'economia ad attuare uno sciopero nazionale. Non è chiaro quanto sostegno reale abbia in patria. In passato il sostegno di Pahlavi a Israele e di Israele a Pahlavi hanno suscitato critiche, in particolare dopo la guerra di 12 giorni fra Iran e Israele di giugno scorso. In alcune proteste i manifestanti hanno gridato slogan a sostegno dello scià, ma non è chiaro se si tratti di sostegno a Pahlavi stesso o del desiderio di tornare a un'epoca precedente alla rivoluzione islamica del 1979. Intanto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha pronosticato che "questo potrebbe essere il momento in cui il popolo iraniano si assumerà la responsabilità del proprio destino" e ha lanciato un avvertimento: "Se l'Iran ci attacca ci saranno conseguenze terribili".