Giorgia Meloni e Sanae Takaichi si sono incontrate al Kantei di Tokyo per un bilaterale che ha messo in luce non solo i legami tra Italia e Giappone, ma anche il significato della leadership femminile. La presidente del Consiglio italiano ha sottolineato con orgoglio che entrambe sono le prime donne a guidare i rispettivi Paesi: "Un grande onore, ma soprattutto una grande responsabilità", ha affermato Meloni, parlando del peso e del valore della loro posizione. Un tema centrale delle dichiarazioni è stato l'approccio alla leadership, che Meloni ha associato alla parola giapponese ‘ganbaru’, che va oltre il semplice 'fare del proprio meglio'. 'Significa fare più del proprio meglio, superare sempre i propri limiti e non accontentarsi mai', ha spiegato la presidente, parlando dell'approccio giusto per fare il bene dei propri popoli e Paesi. La riflessione si è conclusa con un messaggio di speranza e fiducia: «Italia e Giappone sono grandi nazioni, eredi di grandi storie e possono essere di nuovo protagonisti».
La leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha dichiarato di aver consegnato la medaglia del Premio Nobel per la Pace al presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso di un incontro alla Casa Bianca. Un gesto simbolico, definito dalla stessa Machado come un riconoscimento del "suo impegno unico a favore della nostra libertà". Parlando con i giornalisti dopo aver lasciato la Casa Bianca e prima di recarsi al Campidoglio, Machado ha spiegato di aver voluto omaggiare Trump nonostante le perplessità espresse in passato dal presidente statunitense sulla sua credibilità come possibile futura guida del Venezuela, dopo la destituzione dell’allora presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Durante l’incontro, Machado ha riferito di aver discusso con Trump anche del futuro politico del Venezuela, in un contesto segnato da forti tensioni internazionali e da un controverso raid militare statunitense che ha portato alla cattura di Maduro. Un confronto che riaccende l’attenzione sul ruolo degli Stati Uniti e sull’evoluzione della crisi venezuelana.
La Russia ha ordinato a un diplomatico britannico di lasciare il Paese, accusandolo di spionaggio. Il Servizio federale di sicurezza russo, l'Fsb, sostiene che il membro dello staff dell'ambasciata del Regno Unito, Danae Dholakia, lavorasse per l'intelligence britannica, senza tuttavia fornire prove dell'accusa. L'accreditamento del diplomatico è stato revocato e questi dovrà lasciare il Paese entro 2 settimane. Al sua arrivo al Ministero degli Esteri russo, Dholakia è stata accolta da un gruppo di manifestanti che intonavano slogan e reggevano cartelli come "La Gran Bretagna è uno Stato terrorista" e "Le vostre armi uccidono i bambini". "Mosca non tollererà l'attività di agenti dei servizi segreti britannici non dichiarati in Russia", ha affermato il ministero degli Esteri, aggiungendo che risponderà in modo analogo a qualsiasi azione intrapresa da Londra.
L’Iran ha riaperto il proprio spazio aereo dopo una chiusura durata quasi cinque ore, che aveva causato cancellazioni, deviazioni e ritardi di numerosi voli. L’avviso di stop è stato rimosso e le compagnie iraniane hanno ripreso regolarmente le operazioni. Intanto cresce la tensione internazionale. Secondo i media americani, gli Stati Uniti sarebbero pronti a un possibile attacco contro Teheran. Dopo i duri avvertimenti dei giorni scorsi per la repressione delle proteste, Donald Trump ha però dichiarato dallo Studio Ovale di essere stato informato che il massacro sarebbe stato fermato e che non ci sarebbero piani di esecuzioni. “Spero sia vero”, ha detto, “verificheremo”. Washington ha comunque avviato l’evacuazione di parte del personale dalle basi in Medio Oriente, dopo le minacce iraniane di ritorsioni. La Farnesina invita gli italiani a lasciare il Paese, mentre il Regno Unito chiude l’ambasciata a Teheran. Prosegue intanto il pugno di ferro del regime, con migliaia di vittime e arresti.
"Questa volta il giudice sei tu" è uno slogan molto semplice, molto chiaro, e da oggi sarà lo slogan del Comitato del Sì. Qualsiasi riforma non viene fatta e attuata nell'interesse di chi la deve amministrare, ma nell'interesse di chi ne deve beneficiare. Una riforma della sanità è fatta nell'interesse delle persone malate e non dei medici, una riforma della scuola è fatta nell'interesse degli studenti a non degli insegnanti e una riforma della giustizia è fatta nell'interesse dei cittadini, non dei magistrati. La scelta finale se fare o non fare questa riforma spetterà agli italiani. Questa volta il giudice sei tu. Il 22 e 23 marzo vota sì per ribadire che nel nostro ordinamento la giustizia è amministrata in nome del popolo italiano e non di chiunque altro. L'appello di Alessandro Sallusti alla guida del Comitato.