Al termine degli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza e dall'Agenzia delle Dogane di Brindisi, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Brindisi, nei giorni scorsi è stata sottoposta a sequestro preventivo d'urgenza una nave, battente bandiera di una piccola Isola dell'Oceania, proveniente dalle acque territoriali russe del mar Nero, con il relativo carico di 33.000 tonnellate di materiale ferroso.
Il provvedimento cautelare è stato emesso - fa sapere la Gdf - in ottemperanza alle misure adottate nell'ambito dei pacchetti di sanzioni nei confronti della Russia in conseguenza del conflitto russo-ucraino. Indagati l'importatore, l'armatore e alcuni componenti dell'equipaggio, in concorso tra loro, con l'accusa di aver eluso le misure restrittive dell'Unione europea. Il Regolamento UE 833-2014 e le successive integrazioni prevedono, infatti, il divieto sia di effettuare operazioni commerciali in determinate località, inclusi alcuni porti della Federazione, sia di importare determinate categorie di merci, nonché l'applicazione di sanzioni nei confronti di una serie di persone fisiche e giuridiche cosiddette 'listate'.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è arrivata all'aeroporto di Seul Air Base (RKSM), dove è stata accolta dal viceministro degli Esteri Kim Jina, dall'ambasciatore della Repubblica di Corea in Italia, Kim Choon-Goo, e dall'ambasciatrice d'Italia a Seul, Emilia Gatto. La Corea del Sud rappresenta l'ultima tappa del viaggio della premier nel continente asiatico. A Seul, Meloni incontrerà il presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae-Myung, in occasione di un vertice bilaterale.
"Sul tema della Groenlandia ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati sia un tema serio, che però sta nell'ambito del dialogo all'interno dell'Alleanza Atlantica. Cioè la Groenlandia va considerato territorio di responsabilità della Nato. La questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all'interno dell'Alleanza Atlantica, ma credo che quello però sia l'ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso di un punto stampa presso l'Ambasciata d'Italia a Tokyo. "Penso - aggiunge - che non vada fatto l'errore di leggere quello che stanno facendo gli altri Paesi europei come una volontà divisiva. La Nato ha già scritto nei propri documenti che oggi l'Artico è strategico, quindi sta già rispondendo a una domanda politica di un problema che esiste. Quindi gli alleati stanno ragionando all'interno di questo contesto, e io ritengo che il dibattito vada fatto all'interno della Nato, anche per cercare di non muoversi in ordine sparso, cioè di dare un senso a quello che si sta facendo. Quindi ripeto, io non lo leggerei come divisivo nel rapporto con i nostri alleati americani, lo leggerei come una risposta rispetto a una preoccupazione che gli americani hanno e una capacità dei paesi dell'Unione Europea di assumersi le proprie responsabilità".
È una domanda che torna spesso, soprattutto da chi è convinto che oggi basti una googlata, qualche insight da un tool AI e un pizzico di intuito.
In fondo, un’idea del mercato te la fai, no?
Sì, te la fai.
Ma quanto è aderente alla realtà?
E soprattutto: ti basta per decidere bene, in un contesto che cambia mentre stai ancora decidendo?
Nel 2026, l’incertezza è la normalità.
Mercati instabili, segnali che si contraddicono, un’AI onnipresente che promette tutto e forse troppo.
Eppure, tante aziende continuano a decidere come sempre: quattro mail tra reparti, due riunioni rapide, molta fiducia nelle proprie impressioni.
Per un po’ può funzionare.
Poi arriva qualcosa di imprevisto.
E chi non ha strumenti veri per leggere ciò che succede fuori… resta indietro.
È qui che entra in gioco la ricerca di mercato.
Non come esercizio analitico da fine progetto, ma come modo per uscire dalla bolla, vedere ciò che normalmente sfugge e costruire decisioni più solide, non solo più veloci.
Una ricerca ben fatta oggi aiuta a intervenire prima, dove serve davvero.
A migliorare il ROI grazie a dati connessi, non a campagne più colorate.
Ad anticipare anziché inseguire.
E no, l’intelligenza artificiale non basta.
Sa analizzare, certo. Ma non sa cosa conta davvero.
Senza metodo, contesto e obiettivi chiari, restituisce una montagna di dati che non porta da nessuna parte.
E poi c’è l’altro equivoco: pensare di poter fare tutto in casa.
Sulla carta è possibile.
Ma nella realtà, quasi mai funziona.
Perché una vera ricerca non si limita a raccogliere informazioni: serve sapere cosa cercare, come leggerlo, e soprattutto come trasformarlo in scelte che tengano sul lungo periodo.
Nel video realizzato dagli esperti della Central Marketing Intelligence si parla di tutto questo.
Di cosa significa davvero fare ricerca nel 2026.
Di quali errori stanno frenando molte aziende.
E di cosa può cambiare quando smetti di decidere “su ciò che vedi” e inizi a decidere su ciò che c’è davvero.
Un solo concetto, se vuoi già portarti qualcosa a casa:
Nel 2026 non basta decidere.
Serve decidere sulla realtà. Non su una sua versione comoda.
E se vuoi approfondire questo e altri temi fondamentali per chi guida un’impresa con visione strategica, da oggi è disponibile anche il manuale perfetto per l’imprenditore: una guida pratica per leggere i trend, usare i dati e costruire modelli di business capaci di durare.
Link al manuale
Guarda il video e scopri perché capire prima vale molto più che correggere dopo.
Questa mattina, a pochi passi dal Consolato Generale degli Stati Uniti d'America a Milano, è apparsa una nuova opera di aleXsandro Palombo dal titolo "MIGA – Make Iran Great Again". L'intervento raffigura Donald Trump seduto con le braccia conserte sopra una lapide che reca l'iscrizione "Rip Khamenei". Il Presidente americano è rappresentato con il suo iconico abito blu e la cravatta rossa, in una posa frontale e con uno sguardo deciso. L'opera nasce come gesto di supporto alle rivolte della popolazione iraniana e si colloca in un momento segnato da proteste diffuse in Iran e da un alto numero di vittime civili, conseguenza delle repressioni attuate dal regime iraniano guidato dall'Ayatollah Ali Khamenei, figura centrale del potere politico e religioso della Repubblica Islamica.