CATEGORIE

No Kings, a Roma partito il corteo contro la guerra

sabato 28 marzo 2026
1' di lettura

È partito il corteo promosso dalla Rete “No kings” a Roma da piazza dei Cinquecento diretto a piazza San Giovanni. Un appuntamento importante per la neo nata rete che mette insieme associazioni, sindacati, collettivi territoriali e partiti contro “I re del mondo, dai padroni dell'AI, ai signori degli Stati-nazione”. Una mobilitazione cui hanno risposto in tanti trascinati anche dall’effetto Referendum. Per tutti l’obiettivo principale “sono le dimissioni di Meloni” ma la piattaforma della mobilitazione supera i confini nazionali e guarda “ai vari conflitti nel mondo uniti però da un’unica matrice: quella liberista e capitalistica”. Il corteo che si snoderà per le vie del centro della capitale è stato preceduto da timori e paure per eventuali incidenti con le forze dell’ordine. Occhi puntati sull’area anarchica e quella movimentista legata in particolar modo al centro sociale Asktasuna sgomberato a Torino.” Dobbiamo fermare tutti questi personaggi come Trump che mandano avanti guerre solo per motivi economici - dice Luca, studente- pensano solo a guadagnarci senza pensare alle vittime”

tag
roma
no kings italia

Al corteo di Roma Ilaria Salis dal corteo: "Svegliata nella mia stanza d'albergo, controllo senza spiegazioni"

Nel parco della Pace Roma, donna cade in un pozzo e resta bloccata a 15 metri di profondità: salvata dopo un'ora

A Roma Corteo a Roma, "governati da fascisti": insulti contro Meloni, ecco la manifestazione per la pace

Ti potrebbero interessare

Ilaria Salis dal corteo: "Svegliata nella mia stanza d'albergo, controllo senza spiegazioni"

Roma, donna cade in un pozzo e resta bloccata a 15 metri di profondità: salvata dopo un'ora

Redazione

Corteo a Roma, "governati da fascisti": insulti contro Meloni, ecco la manifestazione per la pace

Redazione

Avs in prima linea tra i violenti in piazza: scandalo a Roma

Massimo Sanvito

Ilaria Salis dal corteo: "Svegliata nella mia stanza d'albergo, controllo senza spiegazioni"

"Questa mattina sono stata svegliata nella stanza d'albergo in cui mi trovavo, intorno alle 7:30, dalla polizia. Hanno bussato alla porta, pronunciato il mio nome e mi hanno chiesto di aprire. Mi hanno poi chiesto di fornire loro un documento, io ho anche fatto presente che sono un'eurodeputata": Ilaria Salis torna a parlare dei controlli preventivi di polizia cui è stata sottoposta questa mattina nell'hotel in cui alloggiava, ma questa volta lo fa direttamente dal corteo organizzato da No Kings Italia a Roma. Presenti, in rappresentanza di Avs, anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

"Non mi hanno spiegato il motivo della visita, solo che si trattava di accertamenti - ha continuato a lamentarsi la Salis -. Mi hanno rivolto una serie di domande, sul mio arrivo a Roma, sulla manifestazione, se avevo oggetti pericolosi per parteciparvi. Questo controllo è durato circa un'ora e non mi è stato rilasciato alcun verbale. Dalla stampa ho appreso che si tratta di una segnalazione su iniziativa di uno Stato estero. E questo rende la vicenda ancora più grave, perché sarebbe uno Stato estero a mettere in discussione il mio mandato e quelle che sono le mie prerogative parlamentari. È una cosa che mette in discussione la democrazia in Europa, perché è successo a me ma potrebbe succedere a chiunque". Il riferimento è al fatto che la segnalazione sarebbe partita dalla Germania. 

A tal proposito è partito all'attacco Fratoianni, che ha dichiarato: "Pretendiamo che Piantedosi oggi dia una risposta e che Tajani, che è il ministro degli Esteri, convochi l'ambasciatore tedesco. Vogliamo sapere che sta succedendo. È una vicenda gigantesca. Poi ci muoveremo con i nostri gruppi parlamentari in Europa sul Parlamento europeo, sulla Commissione, ma intanto chiediamo che le autorità della Repubblica ci dicano che cosa stanno facendo. Vogliamo che queste risposte ce le dia il governo della Repubblica. Pretendiamo che ce le diano Piantedosi e Tajani".

Iran, proseguono gli attacchi e la tensione nel Golfo resta alta

 Ancora nessun segnale di tregua nella guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti. Teheran ha colpito con droni e missili due porti in Kuwait, mentre attacchi sono stati intercettati anche nei cieli dell’Arabia Saudita. Israele ha risposto con raid su larga scala in Iran, colpendo siti missilistici e basi dei Pasdaran. Il ministro della Difesa Israel Katz avverte: "Gli attacchi si intensificheranno e si estenderanno". Sul fronte politico, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf attacca Washington: "Non sono in grado di proteggere nemmeno i propri soldati". Dalla diplomazia, la Germania prova a riaprire il dialogo. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha parlato di possibile ruolo tedesco nella sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo il conflitto, chiedendo unità contro l’asse Iran-Russia. Intanto gli Stati Uniti hanno già lanciato oltre 850 missili Tomahawk: secondo fonti del Pentagono le scorte sono "allarmantemente basse".

Tiger Woods, il campione di golf rilasciato dopo l'arresto per guida in stato di ebbrezza

Tiger Woods è stato rilasciato dal carcere dello sceriffo della contea di Martin, in Florida. Il campione di golf era stato arrestato per guida in stato di ebbrezza dopo aver provocato un incidente con la sua Land Rover. Dopo aver urtato un pick-up la sua vettura si era ribaltata. Quando la polizia è arrivata sul posto, ha spiegato lo sceriffo, Woods mostrava segni di alterazione. L’indagine ha rivelato che il golfista sembrava guidare in modo irregolare nei momenti precedenti all’incidente. Lo sceriffo ha aggiunto che Woods non era sotto l’effetto dell’alcol. “Woods ha effettuato un test dell’etilometro, risultato zero assoluto, ma quando gli abbiamo chiesto l’analisi delle urine, si è rifiutato, e per questo è stato accusato di guida in stato di ebbrezza”. Woods non ha riportato ferite nell’incidente ed è stato portato in carcere, dove è stato trattenuto alcune ore prima di essere rilasciato.

Iran: Trump definisce lo Stretto di Hormuz 'Stretto di Trump'

 Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito lo Stretto di Hormuz come lo 'Stretto di Trump' durante un suo discorso a Miami. "Devono aprirlo, devono aprire lo Stretto di Trump. Voglio dire Hormuz", ha detto alla folla. "Scusatemi, mi dispiace tanto. Che terribile errore", ha aggiunto scherzando. "Le fake news diranno 'l’ha detto per sbaglio'. No, con me non ci sono errori. Non troppi".