Ieri sera un prodotto costava 89 euro.
Stamattina, 117.
Stesso prodotto, stessa pagina, stessa intenzione d'acquisto.
Solo un prezzo diverso, cambiato da solo mentre tu dormivi.
E già questo, ammettiamolo, dà un po' fastidio.
Questa cosa ha un nome: Dynamic Pricing.
Detta semplice, è la logica con cui un prezzo non resta fermo, ma si muove.
A volte sale, a volte scende.
Dipende dal momento, dalla domanda, da quello che fanno i concorrenti, dal comportamento di chi compra.
Il punto è che ciò non riguarda solo Amazon, Uber o le compagnie aeree.
Riguarda molto più da vicino anche le PMI, anche se tante continuano a trattarla come se fosse un tema lontano, tecnico, quasi da multinazionale.
E invece il tema è molto più terra terra: il mercato cambia, ma spesso i prezzi no.
Ci affezioniamo ai listini come ci si affeziona a certi mobili in ufficio: sono lì da anni, nessuno li mette in discussione, e a un certo punto smetti anche di notarli.
Un prezzo fermo troppo a lungo non è sempre un segnale di ordine.
Ogni tanto è solo un modo elegante per perdere margine o perdere clienti.
Guarda il video realizzato dagli esperti di Central Marketing Intelligence e scopri perché il Dynamic Pricing non è una leva riservata ai colossi digitali, ma una logica che anche una PMI può iniziare a usare con intelligenza, buon senso e un po’ meno rigidità.
E se vuoi approfondire questo e altri temi fondamentali per chi guida un’impresa con visione strategica, da oggi è disponibile anche il manuale perfetto per l’imprenditore: una guida pratica per leggere i trend, usare i dati e costruire modelli di business capaci di durare.
Non è certo la prima volta. Il punto è che una domanda ha mandato su tutte le furie il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un cronista presente alla Casa Bianca ha chiesto conto al repubblicano di un jet donato dal Qatar agli States. "Signor presidente - ha premesso il giornalista -, il Pentagono ha annunciato che accetterà il jet qatariota...". Indispettito, The Donald si è lasciato andare a una sfuriata piuttosto clamorosa. "Stiamo parlando di un sacco di altre cose ed ecco la Nbc che cerca di cambiare argomento rispetto a quello che avete appena visto. Lei è davvero un... sa, lei è un pessimo giornalista".
"Numero uno: non ha le carte in regola per essere un giornalista, non è abbastanza intelligente - ha proseguito Donald Trump -. Ma che lei passi a parlare di un jet regalato all'Aeronautica degli Stati Uniti — che è una cosa molto bella, e hanno anche fatto investimenti per 5,1 trilioni di dollari oltre al jet — farebbe meglio a tornarsene nel suo studio alla Nbc", ha concluso Trump, come al solito picchiando durissimo.
D opo 24 anni, 15 libri e traduzioni in 26 lingue e 60 Paesi, Monaldi & Sorti voltano pagina. Domani in libreria arriva il loro storico romanzo d’esordio, Imprimatur, in edizione aggiornata con le loro ultime scoperte. Il cerchio si chiuderà tra una settimana con Unicum Opus, in uscita il 7 aprile. Un libro tête-bêche, con due copertine sui lati opposti, personaggi e storie che si intersecano (ma possono essere lette indipendentemente). La loro carriera di romanzieri è cominciata con Imprimatur, del quale - tout se tient - Unicum Opus contiene anche il prequel.
I loro protagonisti vanno dalla spia Atto Melani a Dante Alighieri, passando per Shakespeare, Leonardo da Vinci e Curzio Malaparte. La lista degli scoop è imbattibile: dai libri mastri segreti del papa-banchiere Odescalchi al testamento falso dei Reali di Spagna, allo pseudo-Tacito fabbricato da furbi umanisti, alla riabilitazione di papa Borgia, per approdare alla scoperta di nuove pergamene su Dante, e di quanto Shakespeare abbia pescato a piene mani dalla Divina Commedia. Non sono da meno le intuizioni: già un quarto di secolo fa scrivevano di epidemie, quarantene, follie mediche, minaccia islamica (Imprimatur, depositato in Siae nel 2000, inizia un 11 settembre...), e, prima del caso Epstein e delle conferenze di Peter Thiel, sparizioni di bambini e manie messianiche. «La Storia si ripete sempre», è il loro motto. Negli ultimi anni la coppia Rita Monaldi & Francesco Sorti, moglie e marito felicemente trapiantati a Vienna, ha preso a bordo la figlia maggiore, Theodora Maria Sorti. Coautrice della trilogia Dante di Shakespeare e adesso anche di Unicum Opus ha appena ricevuto dai “fondatori” le consegne ufficiali: d’ora in poi scettro, timone e marchio sono in mano sua. «Primo caso di nom de plume ereditario», scherzano in famiglia. La premiata coppia della letteratura ha scelto Libero per annunciare la decisione che arriva nel momento più felice di una lunga traiettoria aperta da Imprimatur (Mond’esordio ritorna adesso con Rizzoli (pace fatta quindi col gruppo di Segrate), che annuncia la ripubblicazione di tutta la serie fino al 2028. Con una nuova veste grafica: ognuno dei sette romanzi ha in copertina un animale che incarna uno dei sette vizi capitali, dominante nella trama.
Dunque, niente più nuovi romanzi?
Francesco: «Unicum Opus era stato pensato come conclusione di un ciclo di vita. Ecco perché esce a 24 anni dal primo libro e a 30 da quando abbiamo iniziato a scrivere. In mezzo c’è un oceano di pagine, che grazie ai lettori germogliano da sole e si ramificano: non possiamo seguirle adeguatamente senza rinunciare a sfornare nuovi titoli. In questi lunghi anni sono nate tre serie di romanzi con appendici altrettanto corpose, più lo stand alone su Malaparte a Capri: una quantità enorme di ricerca, di scoperte, di fedeltà a un disegno preciso».
Rita: «Bisogna saper riconoscere al momento giusto la forma compiuta di ciò che si è fatto, e quel momento è arrivato. L’importante era che il percorso avesse una necessità interna, e non andasse avanti per inerzia, per mestiere, per occupare scaffali. Terminando la Recherche, Proust scrisse che aveva rispettato un appuntamento con se stesso. Anche noi ora ci presentiamo all’appuntamento».
In questo passaggio c’è anche una riconciliazione clamorosa: la saga di Atto Melani va a Rizzoli, chiudendo una vecchia polemica.
Rita: «Nella vita letteraria come nella storia, tutte le guerre (o quasi tutte, direbbe Karl Kraus) finiscono con una pace. Il fatto che Rizzoli abbia scelto non solo di acquisire l’intera saga, ma di rilanciarla con un progetto forte e riconoscibile – 7 titoli per 7 vizi capitali – , è un segnale importante. L’edizione avrà nuovi contenuti, un disegno editoriale, una nuova identità visiva, il desiderio di riportare l’opera ai lettori con energia fresca».
È doloroso, dopo diecimila pagine e trent’anni in cui non si è fatto altro, dire: «Addio scrittura, non creo più»?
Francesco: «Forse per gli autori convinti di “essere qualcuno”. Noi abbiamo sempre pensato di non essere veramente l’autore né il proprietario di ciò che facevamo, bensì un amministratore con un mandato da eseguire. Ciò che si riceve in natura come talento non è un merito: è un compito. E ciò che si trasmette a chi viene dopo non è un privilegio: è una responsabilità».
Rita: «Quando sentiamo che il compito è arrivato alla forma giusta, lo viviamo con la serenità del servizio compiuto, guardando dove la strada ci conduce. E soprattutto con gratitudine per i lettori, che ci hanno seguiti anche nei periodi più difficili».
Cosa direbbe secondo voi Atto Melani, il vostro protagonista? Proprio oggi, 30 marzo, sono 400 anni dalla sua nascita.
Francesco: «Infatti è l’anno della sua rinascita. C’è Atto400, il quarto centenario, con iniziative istituzionali, convegni a Parigi e in Toscana e ben quattro mostre tra la Biblioteca nazionale di Roma, Livorno, Firenze e Pistoia, sua città natale, che quest’anno, non a caso, è Capitale del Libro 2026. Il 12 novembre scorso alla Labronica di Livorno abbiamo ritrovato il suo archivio perduto, cui gli storici davano la caccia da 120 anni, come raccontiamo in Opus. Una vicenda rocambolesca».
Rita: «Atto Melani ha tutti i numeri per occupare un posto nei nostri prossimi anni. Nacque povero e morì ricco, facendo carriera tutto da solo. Fu discriminato perché non nobile e perla sua menomazione in quanto castrato. Vero talento politico, servì più padroni ma per metterli d’accordo anziché per tradirli. Avrà sempre qualcosa da dire».
Tutti i vostri libri nascono da documenti originali. Da dove viene questa passione di “narrare” gli archivi?
Francesco: «Gómez Dávila diceva: “Che importa che lo storico dica ciò che gli uomini fanno, se non sa raccontare ciò che sentono?”. Ecco, questo è il nostro mestiere: dire cosa gli uomini provarono. È il potere intuitivo che sta nella narrativa: ne parlavano già i monaci di mille anni fa, e Dante li riprese. Non solo ricercare e studiare, ma anche immedesimarsi per intuire, trasformando vecchie carte in pietre di profezia.
Theodora Maria ha scritto qualche mese fa le pagine di Opus, ispirate da Anatole France, sui pruriti guerrafondai di certi presidenti americani del passato. Ed eccoci alla guerra di questi giorni».
Appunto, i giovani: il marchio Monaldi & Sorti passa a vostra figlia. Cosa cambierà?
Rita: «Nulla nel bagaglio culturale e tutto nell’orizzonte. Lei ha 25 anni e noi 60, ma ha respirato l’aria di casa nostra. Inoltre il suo trilinguismo le permette di scrivere non solo in italiano ma anche in tedesco e in inglese. Può intraprendere le future sfide dove vorrà. Ha una formazione che tiene insieme arte, lingue classiche, storia della ricezione; e gli ultimi libri, compresala trilogia Dante di Shakespeare, non avrebbero mai spiccato il volo senza di lei».
I lettori vi vedranno ancora, almeno per parlare dei titoli esistenti?
Francesco: «Noi siamo poca cosa. Il vero dialogo è con quello che scriviamo. Noi siamo lì dentro molto più profondamente e autenticamente che in persona».
Rita: «I nostri veri amici sono gli amici dei nostri libri».
“Questa non è la nostra guerra e non ci lasceremo trascinare dentro”. Con queste parole il primo ministro britannico Keir Starmer ha ribadito la linea del Regno Unito sul conflitto in Medio Oriente, respingendo le pressioni e le critiche arrivate dagli Stati Uniti guidati dal presidente Donald Trump. Parlando durante un evento nelle West Midlands per il lancio della campagna elettorale del Labour Party in vista delle elezioni amministrative del 7 maggio, il leader di Londra ha sottolineato: “La mia posizione e quella di questo governo non cambia, a prescindere dalla pressione nei nostri confronti”. Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato per il premier britannico, che affronta una fase politica complessa e il rischio di una battuta d’arresto elettorale con possibili ripercussioni sulla sua leadership.
“Zaia è una persona che a qualunque ruolo venisse chiamato saprebbe svolgerlo in maniera corretta e particolarmente bene, quindi va bene qualunque cosa”. Così il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, rispondendo a chi gli chiedeva un commento sui rumors che vorrebbero l’ex presidente veneto Luca Zaia all’interno della squadra di governo. “Non lo so se sarebbe meglio di Urso, io non parlo mai in negativo, parlo sempre in positivo e dico che Zaia è bravo. I problemi del Nord devono ritornare ad essere i problemi sul tavolo delle valutazioni a livello nazionale, bisogna sottolineare quelle che sono le nostre esigenze, le nostre difficoltà, se vogliamo che il Nord continui ad essere il Nord e a trainare il resto del Paese. Se vogliono metterci in difficoltà allora è chiaro che non facciamo niente”, ha concluso il governatore.