Il passaggio di Milo Infante a Mediaset per condurre un nuovo programma di cronaca su Rete 4 accende la sfida del martedì sera televisivo. Con lo spostamento di Bianca Berlinguer al mercoledì, la Rai ha sorpreso tutti piazzando "Mi manda RaiTre" in prima serata proprio contro il debutto del giornalista e il consolidato spazio di Giovanni Floris su La7. Le contromosse del servizio pubblico testimoniano quanto la concorrenza in quella fascia oraria sia diventata serrata e imprevedibile. Il commento di Alessandra Menzani
Le reazioni e la tutela politica attorno al caso di Sigfrido Ranucci evidenziano un palese doppio standard. Se un conduttore di destra fosse stato coinvolto in vicende analoghe o avesse rivelato ambizioni politiche, l'opposizione ne avrebbe preteso le dimissioni immediate, invocando controlli sui compensi e sbandierando minacce alla libertà d'informazione. Quando ad essere interessato è un volto benvisto dalla sinistra, la protesta cede il passo al garantismo e alla difesa d'ufficio. Il commento di Alessandro Gonzato
Le ambizioni politiche attribuite a Sigfrido Ranucci ed emerse dalle ultime carte giudiziarie sollevano forti perplessità sul suo futuro al timone di Report. La commistione tra informazione d'inchiesta e aspirazioni di governo mina l'imparzialità del servizio pubblico, rendendo difficile ipotizzare una sua riconferma alla guida del programma. Il commento di Pietro Senaldi
La decisione di intitolare il lungolago di Verbania a Sergio Ramelli, giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975, ha scatenato la dura opposizione del PD e della sinistra locale. Definire "controversa" una vicenda storica chiarita in sede giudiziaria svela la resistenza nel condannare ogni forma di violenza ideologica. Intitolare luoghi pubblici alla sua memoria resta un atto necessario per superare rimozioni e minimizzazioni del passato. Il commento di Alfredo Busacca
Il recente blitz allo Spin Time di Roma, dove la Polizia ha sequestrato 700 grammi di hashish e materiale per lo spaccio, svela le contraddizioni dietro un luogo a lungo difeso dalla sinistra come modello di integrazione. Tra abusivismo abitativo, attività commerciali irregolari e ora droga, lo stabile occupato mostra una realtà ben diversa dalle narrazioni di certi intellettuali. Il commento di Massimo Sanvito