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A teatro l'incontro di boxe che ha cambiato la storia

di Alessandra Menzani domenica 15 ottobre 2017

2' di lettura

Un incontro di boxe che si è trasformato in un evento storico. E’ il 30 ottobre del 1974 e sul ring di Kinshasa, nello Zaire, Muhammad Alì (Cassius Clay prima della conversione all’Islam) e George Foreman sono uno davanti all’altro. In palio c’è il titolo mondiale dei pesi massimi ma in gioco c’è la grande partita del riscatto sociale e dei diritti civili. Da mercoledì 11 fino a domenica 15 ottobre, il Teatro Carcano di Milano rinnovato nel colore e nell’illuminazione del foyer apre la stagione con il racconto di questa sfida tra due campioni, una sfida che non si combatte solo a colpi di pugni. "Federico Buffa, con la straordinaria capacità di trasmettere l’umanità che sta dietro ogni suo racconto mettendo al primo posto lo spettatore , narra le vicende di una sfida  che è stata un incontro di boxe ma soprattutto il simbolo dell’inizio di una presa di coscienza", spiega regista Maria Elisabetta Marelli. "Allora la battaglia per l’integrazione degli afroamericani, era contro la guerra, era contro gli abusi politici subiti dall’uomo incolpevole, inerme e ancora più spesso inconsapevole". Ali ha 32 anni, George  25. Sono entrambi neri afroamericani, ma tra i due c’è una differenza: per la gente del dittatore  Mobutu, Ali è il nero d’Africa che torna dai suoi fratelli, George è un nero complice dei bianchi. Alì è tornato a casa, ha riscoperto le sue origini. E’ andato negli ospedali, ha visto la sofferenza della gente e  decide  di trasmettere quello che ha visto ai neri d’America, agli emarginati, vuole stare i mezzo agli “ultimi”. Il combattimento iniziato alle cinque di mattina si conclude all’ottavo round con Foreman messo a tappeto da lì, incitato e osannato da centomila. Alì diventa campione del mondo per la seconda volta. Quella notte cambia la storia del pugilato, quella di Alì ma anche dei congolesi che festeggiano quella vittoria come una liberazione. La dittatura di Mobutu durerà ancora a lungo ma quel 30 ottobre segna – non solo per i tifosi – un punto di non ritorno.  La narrazione di Federico Buffa è tenuta “sulle corde” da una serrata partitura musicale scritta ed eseguita al pianoforte da Alessandro Nidi e ritmata dalle percussioni di Sebastiano Nidi, all'interno della cornice visionaria della regista Maria Elisabetta Marelli.

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