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"Sono extracomunitario,

l'Atm non mi vuole"
di Silvia Tironi sabato 16 maggio 2009

2' di lettura

«Sono extracomunitario, per questo motivo l'Atm non mi vuole come suo dipendente». È questa la denuncia fatta da un ragazzo marocchino di 19 anni, regolare in Italia e diplomato in una scuola professionale italiana per elettricisti. Il ragazzo, che ha fatto ricorso al tribunale del Lavoro contro Atm (Azienda Trasporti Milanesi) si trova infatti in disaccordo con la modalità di assunzione applicata dalla società di trasporti, che si basa ancora sul regio decreto  del 1931. Secondo Alberto Guariso e Lidio Neri, legali del giovane extracomunitario, «l'azienda assume soltanto cittadini italiani o europei, richiamando il regio decreto del 1931, che equipara i lavoratori del settore autoferrotranviario ai dipendenti pubblici». L'Atm: applichiamo la legge - Ma l'Atm si difende: «Qui non si tratta di discriminazione, sia ben chiaro. E il colore della pelle del ragazzo non c'entra affatto. Qui si tratta solo di applicare quello che prevede la legge. E il regio decreto n. 148 del 1931, che 'norma' il comportamento di tutti i trasporti, siano essi terresti o marittimi, prevede come indispensabile la cittadinanza italiana o europea. Che, in altre parole, significa: sia tu marocchino, canadese o irlandese per noi non fa differenza. Uguali siete. Non è una questione di razza, ma semplicemente di cittadinanza e di rispetto della legge». Via il requisito di cittadinanza - Il giovane M.H., hanno spiegato i due avvocati, «è in Italia da quando era bambino, ha conseguito qui il diploma di terza media e ha frequentato una scuola per elettricisti. Alla base del ricorso, che abbiamo presentato stamani al giudice del lavoro di Milano, c'è l'impossibilità del nostro assistito a presentare un curriculum all'azienda, affinchè venga visionato, perchè sul sito della società si fa riferimento al regio decreto e si parla di assunzione soltanto di cittadini italiani o europei. Il Con questo ricorso intendiamo fr rimuovere il requisito di cittadinanza che si basa su un decreto arcaico, che dovrebbe essere stato abrogato implicitamente dalle convenzioni internazionali sulla parità di trattamento dei lavoratori e dal testo unico italiano che riguarda sempre la parità di trattamento». Nei prossimi giorni il tribunale del lavoro dovrebbe fissare l'udienza per la discussione del ricorso

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