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Risanamento, Zunino lascia

A giorni il nuovo vertice
di Dario Mazzocchi sabato 25 luglio 2009

2' di lettura

Terremoto ai vertici della finanza milanese: Luigi Zunino si è dimesso dal gruppo Risanamento e a breve è atteso un rimpasto al vertice. Così si è conclusa la giornata più lunga del gruppo immobiliare impegnato nello sforzo di respingere le accuse della magistratura milanese, secondo la quale il gruppo non ha futuro. I pm hanno avanzato infatti la dichiarazione di fallimento e Luigi Zunino, indagato insieme ad altre due persone per bancarotta, ha tempo fino al 29 luglio, data dell'udienza davanti al giudice fallimentare, per trovare l'accordo con le banche e presentare un piano di ristrutturazione credibile. La decisione di lasciare la presidenza di Risanamento, spiega un comunicato che fa seguito alla riunione fiume del consiglio d'amministrazione, è stata assunta al fine “di agevolare il processo in corso”. Al tempo stesso Umberto Tracannella assumerà le funzioni di vice presidente mentre il Cda ha preso atto “della disponibilità di due consiglieri di mettere a disposizione il proprio mandato”. Il comunicato della società - “Tutte le decisioni di ordinaria e straordinaria amministrazione” passeranno quindi in mano al Cda, che nei prossimi giorni verrà riconvocato per decidere in ordine alla nomina di un nuovo presidente e amministratore delegato. E non è da escludere che venga affidata la guida del gruppo nelle mani del banchiere Salvatore Mancuso, attuale superconsulente del gruppo ed ex numero uno del Banco di Sicilia. Nel comunicato Risanamento spiega inoltre che “il piano di ristrutturazione proposto ai creditori finanziari è stato definito nei suoi aspetti rilevanti secondo le linee guida a suo tempo comunicato e nel frattempo è stato sottoposto ai creditori interessati per la loro approvazione”. Da quanto si è potuto apprendere, il piano di salvataggio passerebbe attraverso la concessione di nuove linee di credito per un ammontare complessivo di 340 milioni. Pertanto, il consiglio di Risanamento “alla luce del fatto nuovo intervenuto, ha riesaminato gli elementi del piano di ristrutturazione e, pur confermandone la validità, intende verificare l'opportunità di ulteriori misure che ne rafforzino l'efficacia al fine di garantire il riequilibrio in via stabile della situazione finanziaria, economica e patrimoniale della società”. Ieri i rappresentanti delle banche creditrici, al fianco dello stesso Zunino e dello stesso Mancuso, avevano affrontato la questione nella sede di Banca Leonardo, advisor di Risanamento. E la via per ristrutturare il debito passerebbe per la concessione di una linea da 290 milioni, garantita da Intesa, UniCredit, Bpm e Mps (principali banche esposte), necessaria a mettere in sicurezza il gruppo qualora, per l'istanza di fallimento del tribunale, andasse in default il bond al 2014 da 236,4 milioni. A questa si sommerebbero altri 50 milioni di mezzi freschi necessari per la gestione corrente. Intanto in Borsa il titolo anche ieri è rimasto sospeso in attesa delle comunicazioni al termine del Cda. E sulla base di quanto comunicherà la società, Borsa Italiana, sentita Consob, valuterà se riammettere il titolo alle contrattazioni. Potrebbe altrimenti decidere di prolungare la sospensione fino al 29 luglio, giorno in cui la società è stata convocata a Palazzo di Giustizia.

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