Una scena che si ripete quasi ogni giorno e che sta creando non pochi disagi alla circolazione ferroviaria nel nodo sud-est della città di Milano. Stiamo parlando della stazione di Milano Rogoredo, gruppi di persone, molte delle quali con problemi di tossicodipendenza, attraversano o sostano lungo i binari per raggiungere le aree di spaccio nei boschetti adiacenti alla linea ferroviaria.
La conseguenza è diretta: i treni, compresi quelli dell’alta velocità, sono costretti a rallentare. Quando viene segnalata la presenza di persone sulla sede ferroviaria, i convogli procedono in “marcia a vista”, una modalità che impone una velocità ridotta per garantire la possibilità di frenare tempestivamente. Il risultato sono ritardi che si ripercuotono su tutta la linea, in un tratto strategico per i collegamenti nazionali.
Secondo le testimonianze di alcuni macchinisti, la situazione genera forte tensione. Non è raro avvistare persone in stato confusionale camminare lungo i binari o attraversare all’ultimo momento. «Può bastare un attimo», raccontano i ferrovieri, sottolineando il rischio concreto di incidenti e l’impatto psicologico che un eventuale investimento avrebbe sul personale viaggiante.
L’area di Rogoredo non è nuova a queste criticità. Da anni rappresenta uno dei punti più delicati della città sul fronte dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Nonostante controlli periodici e operazioni di bonifica, il fenomeno continua a ripresentarsi, spostandosi tra la stazione, le aree verdi limitrofe e le infrastrutture ferroviarie.
Negli ultimi giorni le forze dell’ordine hanno intensificato la presenza nella zona, con arresti e sequestri di droga. L’obiettivo è duplice: contrastare lo spaccio e garantire la sicurezza della circolazione ferroviaria. Intanto i treni rallentano e i pendolari attendono. Ma il problema va oltre i minuti di ritardo: riguarda la sicurezza di chi viaggia, di chi lavora sui treni e di chi, ogni giorno, attraversa quei binari mettendo a rischio la propria vita.