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Tram deragliato, alluce nero e scarpe sequestrate: la svolta nelle indagine

di Micaela Fanelli venerdì 6 marzo 2026

3' di lettura

«È talmente scosso che non riesce nemmeno a guardare le immagini dell’incidente». Così il legale Benedetto Tusa descrive lo stato d’animo di Pietro Montemurro, il conducente del tram 9 deragliato il 27 febbraio scorso in viale Vittorio Veneto a Milano, mentre la Procura, coordinata da Marcello Viola, inizia a trovare riscontri alla sua versione. I magistrati hanno disposto il sequestro delle scarpe che il tranviere indossava quel giorno: un accertamento tecnico volto a verificare la compatibilità del racconto con le prime evidenze mediche, che hanno evidenziato una contusione all’alluce con ematoma tale da annerire l’unghia e provocarne in parte il distacco.

Montemurro, 60 anni, con oltre trent’anni di esperienza in Azienda Trasporti Milanesi e senza mai aver fatto incidenti nel corso della sua carriera, è ancora l’unico indagato per disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime per l’incidente che ha provocato due morti e una cinquantina di feriti. Secondo il conducente, poco prima di iniziare la corsa sarebbe sceso dall’abitacolo nei pressi della Stazione Centrale per aiutare un passeggero disabile a salire in carrozzina. In quel momento una rotella gli avrebbe schiacciato l’alluce sinistro, provocando un dolore crescente fino a un malore improvviso e alla perdita di coscienza mentre il convoglio era in marcia.

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Subito dopo l’incidente l’autista era stato trasportato all’ospedale Niguarda, dove era stato sottoposto ai test per alcol e droga, risultati negativi. I medici lo avevano dimesso con una prognosi di dieci giorni per trauma cranico, stato ansioso e una sincope vasovagale, ovvero un improvviso calo della pressione con rallentamento della frequenza cardiaca che può provocare uno svenimento. Le cartelle cliniche relative al ricovero del sessantenne sono ora nelle mani degli inquirenti. Intanto proseguono anche gli accertamenti tecnici sul convoglio e sui sistemi di sicurezza. Gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere interne ed esterne installate sul tram ma restano ancora da chiarire alcune anomalie nelle registrazioni video già analizzate. Sul fronte dell’inchiesta, nelle prossime settimane verranno eseguiti anche gli accertamenti tecnici irripetibili sulla “scatola nera” del tram e sui dati del telefono cellulare del conducente, già sequestrato, per analizzare eventuali utilizzi o traffico nelle fasi immediatamente precedenti all’incidente.

Dai primi riscontri sui tabulati, tuttavia, non risulta che il tranviere fosse impegnato in una telefonata al momento dello schianto. All’incontro in Procura Stefano Benvenuto, che assiste Flores Calderon (compagna di Favia e tra i passeggeri rimasti feriti),alla presenza dei legali delle parti coinvolte, ha annunciato anche la nomina di un consulente ingegnere per verificare lo stato dell’impianto del tram e il funzionamento dei sistemi automatici di sicurezza. Proprio Calderon è stata ascoltata nella sede della Polizia locale. La donna, ancora sotto shock, ha raccontato di aver avuto la sensazione che il tram stesse procedendo molto velocemente. «Dal momento in cui ci siamo seduti abbiamo notato che andava a una velocità fortissima. È tremendo, ma io dico: perché un tram deve correre così?», ha riferito tra le lacrime. Uno dei terribili ricordi che si interrompe poi nei momenti immediatamente successivi allo schianto. «Abbiamo visto che tutti andavano di qua e di là. Meno male che Rudy mi ha sostenuto, poi ho preso un colpo e non ricordo più nulla. È stato un caos, urlavano tutti, c’era un bambino... solo Dio mi ha aiutato». L’inchiesta resta aperta e valuta, oltre al malore del conducente, l’intera dinamica, compresa velocità e sistemi di sicurezza del tram. Autopsie, consulenze e accertamenti sul mezzo stabiliranno se la perdita di controllo sia da attribuire solo all’autista o, eventualmente, ad altre responsabilità.

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