Nessuna chiamata né contatti telefonici prima del deragliamento che ha causato la morte di due persone e il ferimento di una cinquantina. Dalle analisi effettuate dalla difesa sul telefono del tranviere Pietro Montemurro, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, non risultano chiamate o altri contatti telefonici nei momenti precedenti all'uscita dai binari e allo schianto contro un palazzo. Risulterebbe, secondo la difesa, rappresentata dai legali Benedetto Tusa e Mirko Mazzali, una chiamata a un collega, ma effettuata sei minuti prima.
Ecco allora che nelle indagini della Procura e della Polizia locale, inquirenti e investigatori vogliono collocare esattamente, su una 'timeline' secondo per secondo, quel contatto telefonico tra il tranviere e il collega - un ispettore controllore di esercizio di superficie anche sentito come teste - per capire se sia stato così ravvicinato alla fermata saltata, alla mancata deviazione dei binari e allo schianto finale. L'autista ha sempre sostenuto di aver perso il controllo del mezzo per un malore improvviso, ovvero una sincope vasovagale dovuta a un trauma all'alluce del piede sinistro che si sarebbe provocato mentre, a inizio turno, aveva aiutato a salire a bordo un disabile in carrozzina. Intanto, l'ipotesi della distrazione dell'autista è una di quelle su cui si concentrano le indagini, che devono valutare, comunque, con gli accertamenti sulla scatola nera che saranno disposti (assieme a una consulenza cinematica), anche quella del guasto tecnico.
"Devo dire - ha spiegato Mazzali - che anche sul resto, proprio perché non sta bene, non ha saputo spiegare anche a noi se ha fatto qualche altra chiamata, perché probabilmente se l'ha fatta e non lo so, era in così stato di shock che non se lo ricorda".