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Milano, la favelas dei disperati: rifiuti e droga, le foto dell'orrore

di Alessandro Aspesi martedì 2 giugno 2026

3' di lettura

Una favelas là dove un tempo si giocavano partite di calcio e si svolgevano match di tennis. Questo quanto accade al civico 1 di via Fabio Massimo, a poche decine di metri da piazzale Corvetto. Uno scandalo che Libero ha deciso di documentare visitando l’ex centro ‘Libertas’ i cui gestori anni fa sono stati sfrattati dal Comune di Milano per riqualificare l’area di Porto di Mare.

Non appena varcata la soglia di quello che un tempo era uno dei centri sportivi più frequentati della zona, ci si rende subito conto che all'interno della struttura sembra essere passato un ciclone. Tra rifiuti e detriti la vegetazione ha preso il sopravvento e a stento si riesce ad arrivare ai due grossi campi da tennis ricoperti da ogni genere di immondizia. Stesso discorso per il campo da calcio. Dove un tempo i ragazzi si davano appuntamento per tirare quattro calci al pallone oggi l’erba è talmente alta che si riesce a malapena ad intuire il perimetro del terreno di gioco. Anche in quello che una volta era il bar ora il caos è totale tanto che sembra che vi abbiano fatto esplodere dentro una bomba. Solo che ciò che si respira all’interno non è l’odore della polvere da sparo ma quello inconfondibile e nauseabondo di urina, segno evidente che gli “ospiti” del centro hanno scelto proprio questo luogo come latrina.

Decidiamo di proseguire e in lontananza, all'interno di quello che una volta doveva essere un bagno, intravediamo distintamente due figure. Ci avviciniamo. Uno di loro si sta lavando mentre l’altro si sta facendo la barba. All'inizio i due giovani sono cordiali anche se evidentemente sotto l'effetto di qualche sostanza stupefacente. Raccontano di essere georgiani e di vivere all'interno dell’ex centro sportivo assieme ad altri tre connazionali da molto tempo. Uno di loro però non sembra godere di buona salute. La sua gamba è infatti fasciata da bende ormai sporche e consunte. Il georgiano non sa spiegare di cosa soffra ma racconta che sta aspettando di essere operato e che presto dovrà andare in ospedale. Gli facciamo notare che quella ferita è pericolosa e necessita di essere immediatamente medicata, soprattutto con questo caldo. Il giovane però sorride e dice di non essere preoccupato perché lui ha visto bendi peggio nella vita. I georgiani si vantano poi di avere ripulito la zona. Raccontano infatti che prima del loro arrivo il centro sportivo era occupato da dei magrebini. «Tutta colpa loro il disordine qui dentro» tiene a precisare uno dei due ragazzi originari di Tbilisi «li abbiamo allontanati e alla fine non si sono fatti più vedere». Il più giovane dei due ci mostra poi la piccola camera da letto che ha allestito in quello che un tempo doveva essere uno sgabuzzino. Un materasso a terra con decine di bottiglie di alcol al fianco e indumenti raccolti in dei sacchetti tutt’attorno. E a questo punto nasce spontanea la domanda. Come è possibile che una proprietà del Comune sia lasciata in questo stato? Soprattutto in una zona difficile come questa. 

Tutt'intorno infatti l’area è occupata - salvo qualche rara eccezione- da casolari ed edifici abbandonati che diventano occasionale dimora di sbandati e clochard. Una realtà sulla quale però il commissariato Mecenate della Polizia di Stato vigila con efficacia. Tanto che solo pochi giorni fa, durante un servizio di controllo notturno, l’equipaggio di una volante è riuscito individuare e trarre in arresto all'interno di una struttura abbandonata – anch’essa del Comune- un ricercato di origine marocchina che è stato accompagnato prima in Questura e poi a San Vittore a disposizione dell'autorità giudiziaria. «Quanto sta emergendo nell’area di Porto di Mare è l’ennesima dimostrazione di come intere porzioni della città siano state lasciate nell’abbandono più totale» spiega Davide Ferrari Bardile, consigliere del Municipio 4 e Responsabile del Dipartimento Sicurezza «Parliamo di strutture comunali che negli anni hanno ospitato attività sportive e che oggi sono occupate abusivamente e prive di qualsiasi forma di controllo efficace».

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