Mercoledì sera un incendio è scoppiato nel capannone BRT di via Don Giovanni Minzoni alla Bovisa (Milano). I vigili del fuoco hanno circoscritto rapidamente le fiamme che interessavano gli 8.000 metri quadrati del deposito, ma un problema ha richiesto ore di intervento: due container pieni di biciclette elettriche hanno continuato a bruciare a lungo, impegnando cinque squadre solo per raffreddarli e impedire esplosioni.Il motivo va ricercato nelle batterie agli ioni di litio.
A differenza di un incendio normale, queste batterie non hanno bisogno di fiamma esterna per bruciare: se il separatore tra gli elettrodi si danneggia (per urto, difetto o calore), si crea un cortocircuito interno che genera calore estremo. Questo innesca la cosiddetta “fuga termica” (thermal runaway), una reazione a catena che si autoalimenta e si propaga da cella a cella.Una volta superati i 150-200°C, l’elettrolita si decompone liberando gas infiammabili e tossici che possono esplodere. Il fenomeno può durare ore o giorni, perché il calore continua a raggiungere nuove celle anche dopo lo spegnimento apparente.
L’acqua ha un’efficacia limitata: raffredda la superficie ma fatica a raggiungere il cuore della reazione chimica.I container peggiorano la situazione: lo spazio chiuso favorisce l’accumulo di gas e la propagazione del calore tra le bici stipate. Le biciclette elettriche, con pacchi batteria di grande capacità, rappresentano un rischio elevato, soprattutto se di bassa qualità o senza certificazioni.L’incendio di Bovisa ha evidenziato quanto sia difficile gestire incendi di questo tipo, che richiedono non tanto lo spegnimento tradizionale, quanto un lungo e costante raffreddamento per evitare riaccensioni.