Se i vertici del Partito democratico avessero ancora dei dubbi sul prendere o meno provvedimenti circa la condotta del loro assessore municipale di Milano, un ottimo assist arriva dal diretto interessato. Ovvero Lorenzo Pacini, il comunista pro-Pal e anti-Suv del centro-centro. Colui che ai microfoni della Zanzara aveva candidamente detto che «noi non siamo oscurantisti, noi i fascisti li combattiamo alle urne e poi a un certo punto se serve, se servirà, coi fucili». Ecco, ieri l’autocandidato sindaco dell’ala più radicale dem ha rincarato la dose parlando all’Adnkronos, dopo il polverone politico (Lega e Fratelli d’Italia) sollevato dal pezzo di Libero. Le sue dichiarazioni, ha spiegato, «sono state mistificate».
E poi ha minacciato pure querele. «Quello che ho detto è che l’estrema destra e anche Vannacci si sconfiggono con il voto democratico. E poi ho detto che siccome i fascisti, quelli veri, quando vanno al potere fanno le dittature, le dittature si combattono anche con i fucili, come ha insegnato la Resistenza in questo Paese. Questa per me è la linea», ha sottolineato.
Sì, ma chi sono i fascisti? «Non decido io, decide la magistratura». Bene: la magistratura non ha sciolto nemmeno Forza Nuova, perché in Italia non esiste il minimo rischio che si ricostituisca il Partito nazionale fascista. Dunque? Si ritorna da Vannacci. «Io Vannacci penso sia sensato sconfiggerlo con proposte radicali di sinistra totalmente alternative ai suoi progetti, anche eversivi. Se un giorno Vannacci diventa il nuovo Duce d’Italia, la storia insegna come si sconfiggono queste cose. Non penso che succederà, ma se servirà, è come ho detto». Quindi imbracciando i fucili. Ma al Nazareno, e pure in segreteria metropolitana milanese, nessuno ha nulla da dire?