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Pd, Lorenzo Pacini-choc: "Se non vinciamo alle urne, ci sono le armi"

di Massimo Sanvito mercoledì 15 luglio 2026

3' di lettura

«Noi non siamo oscurantisti. Noi i fascisti li combattiamo alle urne e poi a un certo punto se serve, se servirà, coi fucili. E così vi abbiamo sconfitto in modo definitivo». Testo e musica di Lorenzo Pacini, 30 anni, assessore al Verde, alla Casa e alle Politiche Giovanili del Municipio 1 di Milano, ovvero il centro-centro, pro-Pal, anti-Suv, comunista iscritto al Pd. Alla Zanzara, il Mamdani meneghino autocandidato a sindaco della città al grido di “rivoluzione” e a suon di anguriate di quartiere ha sbroccato. E pure forte. «Siete già stati sconfitti una volta e verrete sconfitti altre mille volte. Bisogna capire quanto tempo potrete ancora parlare e dire le vostre stronzate, finché a un certo punto verrete fermati. Secondo me democraticamente, finché c’è la democrazia, poi ci sono altri modi per ricacciarvi indietro. E l’abbiamo fatto una volta e abbiamo vinto», ha poi rincarato la dose inneggiando ai partigiani, seppur la guerra sia finita da ottant’anni.

Cosa dirà il suo partito? Da Elly Schlein in giù, c’è qualcuno tra i dem che sposa la violenza, pure armata, contro i fantomatici fascisti, sbandierata da Pacini? Che poi, chi si intende per fascisti? Gli esponenti della destra italiana? O i politici che semplicemente non seguono la dottrina dell’antifascismo militante? I vertici del Partito democratico prenderanno le distanze oppure faranno finta di nulTrentenne, piddino, assessore del Municipio 1 di Milano a Verde, Casa, Giovani, Edilizia Scolastica. Si è auto-candidato sindaco lanciando il progetto civico “La Rivoluzione di Milano”: vuole le primarie di coalizione la come da manuale? Non si tratta di un simpatizzante a cui è scappata la frizione ma di un nome pronto a giocarsi le sue carte in caso di primarie alle prossime Comunali. A Milano, la capitale finanziaria del Paese, non in una sperduta frazione di campagna.

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L’assessore municipale più a sinistra della metropoli dovrebbe già da tempo essere in cima alla lista “problemi” di un partito che ha nel suo nome un richiamo alla democrazia. Era il 27 gennaio del 2024, Giorno della Memoria in cui si celebrano le vittime dell’Olocausto, quando Pacini - in compagnia di altri Giovani democratici - scese in piazza con la kefiah al collo per manifestare a favore della Palestina e contro Israele. Nonostante il Ministero dell’Interno, per quel giorno, avesse vietato ogni corteo. Un grande rispetto delle istituzioni, non c’è che dire. Inutile dire che centri sociali e collettivi assaltarono le forze dell’ordine chiamate a far rispettare le disposizioni... C’era anche lo scorso febbraio, per le strade di periferia, Pacini.

Si manifestava contro le Olimpiadi di Milano-Cortina e la testa del serpentone se l’erano presa i soliti “bravi ragazzi” della galassia antagonista. Finì a petardi e fuochi d’artificio contro i poliziotti. È solo sfortuna, per un rappresentante delle istituzioni, quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato? Insomma, l’assessore comunista che vuole “spaventare i moderati, parole sue, è un volto noto. Eppure nessuno, dentro il Pd, gli ha mai pubblicamente chiesto conto delle sue azioni. Succederà almeno stavolta, dopo l’ipotesi “fucili” contro non meglio precisati fascisti? Chissà.

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