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I rapporti col Pontefice

In dottrina e in conclave era l'anti-Ratzinger

Doveva diventare Papa, ma al suo posto fu scelto Benedetto XVI. Che in materia di etica la pensava in modo del tutto contrario

1 Settembre 2012

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In dottrina e in conclave era l'anti-Ratzinger

Aveva dovuto lasciare la sua amata Gerusalemme e tornare a Milano, per via della malattia terribile, il morbo di Parkinson, da cui era affetto da anni. E qui, nella diocesi più importante d’Italia, e forse del mondo, il cardinale Carlo Maria Martini  ha concluso la propria vicenda terrena. In quella Milano di cui è stato arcivescovo, da cui in molti pensavano di vederlo partire e arrivare  a Roma  per diventare  Pontefice, nell’ultimo conclave che invece ha eletto il suo “rivale”, Joseph Ratzinger. Si è spento a 85 anni, nella residenza dei gesuiti a Gallarate,  e l’annuncio è stato dato dall’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, a cui  il Papa ha inviato un messaggio in cui afferma che il cardinale  «ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa», esprimendo  la propria «tristezza» per la morte del porporato «dopo lunga malattia, vissuta con animo sereno e fiducioso abbandono in Dio».    La salma di Martini sarà accolta in Duomo a Milano oggi alle 12, mentre i  funerali  verranno celebrati lunedì alle ore 16  (sarà presente  anche il premier Mario Monti). Al termine della funzione religiosa,  il corpo del cardinal Martini sarà sepolto in una tomba  sulla fiancata sinistra del Duomo guardando l’altare Maggiore. 

 Martini nasce  a Torino nel 1927 e a 17 anni entra nella Compagnia di Gesù e comincia la sua vita intensa, dentro la Chiesa, ma non solo. Perché il cardinale Martini è stato una di quelle figure di uomo religioso capace di piacere a molti, anche fuori dal mondo cattolico, soprattutto fra gli intellettuali, per il suo modo aristocratico, colto, pacato, di porsi e di interloquire, per i suoi importanti studi in campo biblico. Fino a qualche mese fa, sul Corriere della Sera teneva una rubrica fissa, rispondendo alle lettere dei lettori. È stato protagonista di migliaia di incontri, dibattiti, forum, incontri in cui si “dialogava” con gli scrittori, gli artisti, gli scienziati, gli atei, i musulmani, gli ebrei, i buddisti... Persino con i terroristi: le Brigate Rosse consegnarono a lui le armi. Quando viene  eletto arcivescovo di Milano, il 29 dicembre 1979, da papa Giovanni Paolo II,  la sua figura diventa  sempre più rilevante. Si impegna sulla via dell’ecumenismo e dell’incontro  con le altre religioni, in particolare con l’ebraismo. E  progetta la Cattedra dei non credenti, occasione di incontro rivolta a tutti i “pensanti” di buona volontà.  Un successo, che conquista al “metodo Martini” gran parte del clero ambrosiano e non solo. Si guadagna la fama di rappresentante dell’ala più progressista della Chiesa, una sorta di anti-Papa o di icona da contrapporre ai tradizionalisti, una alternativa ai magisteri di Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI poi. Nel conclave del 2005, convocato dopo la morte di Giovanni Paolo II per eleggere il nuovo Pontefice  ci si aspetta un suo trionfo.  Secondo le ricostruzioni dell’evento,  già al primo scrutinio è chiaro che il confronto serrato di Ratzinger, subito in vantaggio, non sarà con Martini, che realizza un numero  inferiore di voti, ma con l’arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jose Mario Bergoglio, che Martini, in un primo tempo,  appoggia. Poi però convoglierà tutti i voti possibili sul cardinale tedesco.  Il rapporto con  Benedetto XVI è caratterizzato da profonde diversità di vedute, in campo etico,  pure nella totale fedeltà e con i toni di un’amicizia longeva.  Nel luglio del 2007 il cardinale, dalle colonne del  Sole 24 ore, critica  il motu proprio “Summorum Pontificum”, con  cui il Papa ha liberalizzato la celebrazione della messa con il rito tridentino.  Mesi fa è uscito il libro  Credere e conoscere, una conversazione con Ignazio Marino. Parlando dell’omosessualità, Martini spiega che «non è male, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili. Io sostengo il matrimonio tradizionale con tutti i suoi valori e sono convinto che non vada messo in discussione. Se poi alcune persone, di sesso diverso oppure anche dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia?».  Posizioni che hanno generato dibattiti e aspre polemiche.   Il cardinale era  un uomo in costante ricerca, anche a rischio di camminare su strade accidentate, alla luce della fede.

di Caterina Maniaci

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