Ascesa inarrestabile

Chiara Ferragni "piegata" dal senegalese: perché il "re d'Italia" (ma senza cittadinanza) è Khaby Lame

La solita espressione perculante, l'occhietto vispo e le palme delle mani rivolte biblicamente al pubblico come a dire «come fate a credere a queste sciocchezze?...». In questi giorni la faccia dipinta su un murales di Gaza di Khaby Lane (il tiktoker più seguito d'Italia e, evidentemente, di Palestina) attraversa le cronache mondiali in segno di allegra pacificazione tra i popoli. E, proprio mentre il volto che sprizza simpatia del 21enne senegalese di Chivasso rimpalla nei territori più balcanizzati del mondo, ecco che arriva la notiziona: sbarcato su Instagram, Khaby è riuscito a soffiare il record di followers a Chiara Ferragni (33 milioni lui contro 24,4 milioni lei). La qual cosa è una sorta di nemesi. Ricorda Davide contro Golia; e la classe operaia che va in paradiso; e la furia rispettosa dei black panthers accomodati nei salotti radical chic di Leo Bernstein negli anni 60. Non che il ragazzino non avesse già dato la polvere alla sciccosa regina dei social; se su Tik Tok Ferragni ha 3/4 milioni di seguaci, Khaby arriva, in surplace, a 98 milioni e minaccia di sfondare la soglia dei 100milioni.

 

 

STORIA DA ROMANZO
La storia di Khaby è notissima, una perla dello storytelling mondiale. Nato in Senegal il 9 marzo 2000, italiano di ultima generazione vissuto nelle case popolari; dopo il licenziamento dalla fabbrica in cui lavorava da operaio, l'intraprendente Khaby, nei suoi primi dodici mesi da content creator dei social è riuscito ad accumulare all'incirca un milione di followers. Poi le sottoscrizioni hanno iniziato ad aumentare vertiginosamente: 6 milioni, 14 milioni; oltre 20 milioni di nuovi fan in appena tre settimane. Khaby ora è il secondo tiktoker al mondo dopo il fenomeno Charli D'Amelio. Se si considera che ogni post-oltre i 5 milioni di seguaci- introita 15/60mila euro, si capirà che la sua vita da Oliver Twist tra sorrisi e marciapiedi, be', ora è notevolmente ridimensionata. C'è, in tutto ciò, un elemento di bizzarria. In un mondo -come quello degli influencer- attraversato da fiumi di parole perlopiù inutilmente vorticanti, le performance video di Khaby sono totalmente mute.

 

 

NON PARLA, GESTICOLA
Khaby non parla mai, padroneggia il linguaggio universale dei gesti, ricorda lo Charlot di Tempi Moderni che scivola nella catena di montaggio di un business più grande di lui. Quelle di Khaby sono comiche "video-reaction"; dove, con un espressione sempre incredula e spiazzante, il nostro eroe satireggia sui tutorial di cose inutili che intasano il web. La banana tagliata con il machete, i calzini inseriti con un macchinario che somiglia a una sedia ginecologica, il doppio mestolo ideato da un designer in stato alcolico: tutte le invenzioni più stupide del mondo vengono schiacciate dal candore di un silenzio eversivo alla Buster Keaton e da un sorriso sornione alla Omar Sy (l'interprete televisivo di Lupin, di cui Khaby sembra, tra l'altro, la versione adulta). Khaby Lame è coccolato da un algoritmo che intreccia i suoi sogni con i like dei fans, e li fa crescere -i like, i fan e i sogni- come un souflè. È un esempio atipico di "migrazione generazionale social" che ha strappato perfino l'algida reazione di Mark Zuckerberg. Anche quella di Chiara Ferragni, dicono; solo che lei è stata meno carina...