Chi punta il dito

Golpe in Niger, pettegolezzi sul generale Figliuolo: "Mezzo passo falso"

Per "eccesso di zelo" il generale Francesco Paolo Figliuolo si ritrova a gestire una bella rogna visto che è "alle prese coi sindaci emiliani e romagnoli" e "2.150 opere da realizzare per rimettere in sesto i comuni dissestati dall’alluvione di maggio" mentre in Niger c'è un golpe e pure la brigata Wagner. E così, riporta il Foglio in un retroscena, il generale si ritrova al centro del "chiacchiericcio" di palazzo, "schiacciato in un doppio incarico che, giura, non ha voluto, ma per certi versi ha subìto". Del resto Figliuolo "era per Meloni l’unica scelta per poter dire di no a Bonaccini senza innescare una polemica politica" anche se poi è dovuta scendere a patti con Guido Crosetto concordando con lui le "regole d’ingaggio. Perché Figliuolo era anche, ed è tuttora, capo del Covi, il Comando operativo di vertice interforze, l’organismo che coordina le operazioni dei nostri militari in patria e all’estero".

 

 

E ora ecco "il primo ingorgo", "con conseguente corredo di chiacchiericci tra la Farnesina, la Difesa, e Palazzo Chigi". Anche "la nota con cui Crosetto ha dichiarato di essere 'in continuo contatto con il Capo di stato maggiore della Difesa e con la sala operativa del Covi' ha finito con l’illuminare la mezza anomalia di una 'sala operativa' priva del suo supremo responsabile, che nel frattempo fronteggiava le polemiche del Pd sui ritardi della ricostruzione".

"Certo, non che l’agenda di Figliuolo, di per sé, cambia le sorti del Niger. Però è inevitabile che, nei pettegolezzi del Transatlantico", si legge sempre sul Foglio, "venga ricondotto 'al troppo lavoro di Figliuolo' pure un mezzo passo falso, come il mancato rientro in tempi utili di Emilia Gatto, l’ambasciatrice che giorni fa era tornata dal Niger per motivi di salute (e che peraltro s’appresta già alla nuova missione in Corea del Sud) e che dunque ha lasciato senza diretto presidio diplomatico la capitale Niamey".