Parla il ministro

Carlo Nordio: "Furti e rapine il vero allarme, il microcrimine rovina le vite"

Hoara Borselli

Da quando fa il ministro riesce a stare al centro di tutte le polemiche. Lo attaccano i giustizialisti che gli dicono che è garantista e i garantisti che gli dicono che è giustizialista. Ma lui la sa lunga e non si scompone. Sorride e tira avanti. Perché Carlo Nordio, ex magistrato, veneto, giurista di grande valore, attuale ministro della giustizia, è il tipo che non ha interesse per i litigi e lo spettacolo politico. Lui ha in mente una cosa sola: riformare la giustizia e rimetterla in carreggiata dopo anni di sbandamenti.

Ministro, ieri i sindacati hanno chiamato le piazze e sullo sciopero dei trasporti Salvini ha scelto la linea dura. Lei avrebbe preferito più cautela?
«No. Salvini ha fatto l’unica cosa giusta da fare, contemperando il diritto di sciopero con quello dei cittadini alla libera circolazione ,e, soprattutto in questo periodo, con il diritto al lavoro e alla produzione di beni e servizi».

È vero, come dicono i sindacati, che la commissione di garanzia sugli scioperi è un organismo subalterno al governo?
«No. È un organismo indipendente di garanzia. E in questo caso, come ho detto, ha bilanciato le garanzie dei lavoratori e dei cittadini».

State preparando una legge che regolamenti il diritto di sciopero?
«La Costituzione la prevede, ma per i momento non è allo studio, o almeno non lo è al nostro ministero».

Finalmente avete varato un decreto per fermare scippi e borseggi...
«In realtà abbiamo fatto molto di più: abbiamo tutelato i proprietari di abitazioni contro le occupazioni abusive, soprattutto quando riguardano le prime case; abbiamo tutelato gli anziani contro le truffe che stanno diventando un’epidemia perniciosa, sostenuta dal crimine organizzato; abbiamo tutelato l’onore della divisa di tutte le forze dell’ordine, quando vengono aggredite e vituperate, perchè oltre alla dignità della persona questi comportamenti offendono la credibilità dello Stato. E a questo proposito mi lasci fare una considerazione di cui ogni lettore può servirsi come una sorta di test psicologico».

Mi dica.
«Noi abbiamo sempre definito questi episodi – scippi, occupazioni ecc. come microcriminalità- : una sorta di reati secondari rispetto non solo alle stragi, ma ai grandi fenomeni di corruzione. Ma quando a Venezia noi abbiamo incarcerato decine di politici e amministratori per lo scandalo del Mose, ho chiesto, in vari incontri, quanti cittadini avessero perso l’appetito o il sonno vedendo in televisione questa “retata storica” che era costata a tutti noi miliardi di euro rubati o dissipati».

E cosa le risposero?
«Nessuno di loro ne è uscito psicologicamente travolto. Hanno imprecato di sdegno, ma poi sono andati tranquillamente a tavola e a letto. Ma se tu ritorni a casa e la trovi occupata da abusivi, o devastata dai ladri che hanno messo il gatto in frigorifero, o vieni derubato dei risparmi di una vita da un truffatore spacciatosi per agente delle tasse, non dormi per un mese, e la tua esistenza è rovinata».

Questa somma di micro reati possono rappresentare una sfiducia verso lo Stato?
«Si, e messi insieme provocano un allarme sociale anche più grave di Tangentopoli. Ecco perché vanno repressi con uguale rigore».

La sinistra dice che mettere in carcere donne incinte rappresenti una violazione dei diritti.
«Uno dei fondamenti dell’etica, cristiana e Kantiana, è di considerare la persona un fine e mai un mezzo. Se sfrutti un minore per l’accattonaggio e per altri motivi abbietti, commetti quasi un sacrilegio. Se poi utilizzi la gravidanza come espediente per sottrarti al carcere offendi lo stesso principio della sacralità della vita. Quindi è giusto che intervenga la sanzione penale in casi tanto odiosi. Allo stesso tempo saranno sempre tutelati i diritti alla salute della madre e del bambino».

Avete previsto anche l’inasprimento delle pene per le rivolte in carcere.
«Si, e allo steso tempo stiamo facendo il massimo sforzo per rendere la vita carceraria più umana, sia per i detenuti sia per la stessa polizia penitenziaria, che non sarà mai ringraziata e apprezzata abbastanza per le condizioni in cui opera, con carenze di organico e strutture obsolete. Per questo il loro onore e la loro integrità fisica vanno tutelate con la massima attenzione, anche con l’inasprimento delle pene».

La riforma del premierato mette in discussione la riforma della giustizia?
«Niente affatto. Anche qui qualcuno ha voluto vedere una retrocessione rispetto ai programmi riformatori da me enunciati alle camere lo scorso anno. Il crono programma è stato rispettato, e al Senato sono in via di approvazioni i disegni di legge sulle intercettazioni, la custodia cautelare, l’informazione di garanzia, l’abolizione del reato di abuso di ufficio. Altre ne seguiranno».

La separazione delle carriere?
«La separazione della carriere e la riforma del CSM richiedono, per esser efficaci, una revisione costituzionale, e in questo momento il premierato è considerato una priorità. Esaurita questa fase, passeremo a quella successiva. Non possiamo portare gli elettori a un eventuale referendum infarcito di domande su argomenti così eterogenei, che creerebbero confusione».

L’abuso d’ufficio che fine fa? E la prescrizione?
«L’abuso di ufficio è in dirittura d’arrivo alla Commissione Giustizia del Senato, e sta procedendo senza intoppi. Sulla prescrizione siamo anche più avanti, sarà riportata alla sua funzione originaria di causa di estinzione del reato, e non di improcedibilità. Quanto alle intercettazioni, a parte la riforma più urgente già presentata all’esame del senato, la Commissione della Presidente Bongiorno ha compiuto un lungo ed eccellente lavoro che – unitamente a quello del nostro ufficio legislativo, proporrà presto una proposta di riforma radicale. Faccio notare che la recentissima sentenza della Corte Costituzionale sul caso Renzi, che ha stabilito rigorosi limiti a questa attività invasiva, costituisce uno stimolo a concludere presto».

Sono migliorati o peggiorati i rapporti tra governo e magistratura?
«Durante l’ultimo incontro tra i procuratori distrettuali antimafia e la Presidente Meloni, accompagnata dal sottoscritto, l’atmosfera era assolutamente serena e collaborativa. Naturalmente alcune idee divergono, e ce le siamo dette con franchezza. Ma l’importante è che lavoriamo insieme per affermare la legalità. E questa intenzione ci è stata riconosciuta anche dai magistrati che , su certi argomenti, non la pensavano come noi».

Al convegno di magistratura democratica hanno sparato contro l’accordo Italia-Albania sull’immigrazione.
«In quanto cittadino il magistrato può dire quello che vuole. In quanto associazione, ogni risoluzione rischia di vincolare i suoi appartenenti a una sorta di programma poltico, e in questo modo ne vulnera l’immagine di imparzialità. Non è un caso che oggila prima cosa che il cliente chiede al suo avvocato sia l’orientamento ideologico del suo giudice».

Le motivazioni della sentenza della Cassazione sul processo “trattativa stato-mafia” fanno capire che vi furono gravissime colpe della magistratura palermitana che certo non aiutarono la lotta alla mafia.
«Direi piuttosto che è stato uno spreco enorme di risorse per un ‘indagine che non aveva alcun senso. Quando lessi la prima volta il capo di accusa non ci capii nulla, malgrado 40 anni di esercizio di pubblico ministero. O meglio capii che era una pura ricostruzione storica, senza nessuna base probatoria. Esattamente quello che alla fine ha detto la Cassazione. E nessuno chiederà conto a quei magistrati dei danni immensi che hanno provocato. Per fortuna la gran parte della magistratura è serena e imparziale».