Definitiva

Marina Berlusconi contro De Benedetti: "Perché invidiava mio padre"

Salvatore Dama

Riecco la guerra di Segrate. Cambiano i protagonisti, perché Silvio non c’è più e tocca a Marina Berlusconi rispondere agli attacchi di Carlo De Benedetti. Che invece è vivo, vegeto, e continua a fare l’hater quando si parla di Mediaset. Azienda “vecchia”, secondo l’ingegnere, che la famiglia non vende per “amore” verso il fondatore, ma anche perché, secondo lui, non troverebbe acquirenti sul mercato.

Sono riflessioni (una vera e propria acidata) che De Benedetti affida al Foglio. Rapida, arriva la replica di Marina, contenuta in un lungo comunicato: «È vero che Mediaset non è in vendita, ed è vero che sono innamorata di mio padre. Non potrebbe essere diversamente, per il grande papà e il grande uomo che è stato». Carlo De Benedetti «dice due cose giuste, il che, rispetto al suo solito, mi pare già un record, visto che non ne ha mai azzeccata una, nell’impresa, così come nella politica» ironizza. «Peccato che tutto il resto sia completamente campato per aria.

 

 

 

Si permette di farneticare sul futuro di Mediaset e sui motivi per cui non abbiamo alcuna intenzione di metterla in vendita. Voglio rassicurarlo: ciò che ci guida nelle nostre scelte per le società del gruppo è innanzi tutto la loro solidità, le strategie chiare, le ottime prospettive per il futuro e il fatto che (a differenza di quelle dell’Ingegnere) sono molto ben gestite». L’imprenditore, 89 anni, ripercorre con Il Foglio i passaggi della vendita del gruppo Gedi e attacca duramente John Elkann accusandolo di «essere riuscito in 4 anni a distruggere il gruppo editoriale». L’operazione di vendita è stata decisa dai figli Rodolfo e Marco, ricorda, ma senza rancore. Dice di comprenderne le ragioni, ma quando gli viene suggerito il paragone con i figli di Silvio Berlusconi, che invece non vendono, arriva la stoccata: «Marina sa benissimo che Mediaset è vecchia, che non reggerà la concorrenza delle grandi piattaforme internazionali come Netflix.Eppure non vende perché quella è la creatura di suo papà. È anche vero che non ci sarebbe nemmeno a chi vendere perché probabilmente oggi non c’è nessuno che se la compra quell’azienda. E finché fa utili, e Mediaset ancora ne fa, per la famiglia Berlusconi vendere non avrebbe molto senso».

 

 

 

«Sono ormai cinquant'anni che De Benedetti si ripete come un disco rotto, denigrando Silvio Berlusconi, che oggi non può più nemmeno difendersi» risponde a distanza Marina. «Temo sia proprio questo l’intimo problema di De Benedetti. Mio padre ha saputo creare aziende da migliaia di posti di lavoro, che ogni anno garantiscono allo Stato un cospicuo gettito fiscale e generano utili per i loro azionisti. In particolare Mediaset, citata nell'intervista, è una multinazionale leader in vari mercati europei, che produce utili, e dove tante persone, a cominciare da mio fratello Pier Silvio, lavorano con entusiasmo e grande passione. De Benedetti, invece, che cosa ha costruito?».

 

 

 

Ecco la contraerea: «A me pare che per lo più abbia distrutto, scaricando i suoi tanti fallimenti sulla comunità. Oppure proprio sul nostro gruppo, con l’assurdo risarcimento di quasi 500 milioni, che nel 2013 lo hanno letteralmente salvato. Per tutto questo vorrei tanto dargli un consiglio: cerchi almeno di parlare con un po’ più di rispetto delle nostre aziende, e magari prenda qualche tardivo appunto su come si gestisce un’impresa». «La verità resta quella di sempre: per gran parte della sua lunga esistenza, l’Ingegnere non ha fatto altro che invidiare mio padre. Lo si capisce, purtroppo, dal livore acido con cui ne parla perfino oggi, che non c’è più. Questo non stupisce, considerando il gran maestro di stile e buone maniere che Carlo De Benedetti è sempre stato. Il suo cruccio, in verità, è che Silvio Berlusconi rappresenta tutto quello che lui avrebbe sempre voluto essere senza mai riuscirci, come imprenditore, come politico e come padre».