L’avventura negli Usa di Peppone e don Camillo

Dopo il viaggio nell’Unione Sovietica, lo scrittore voleva raccontare del prete e del sindaco negli States. Ecco la trama
di Egidio Bandinivenerdì 29 agosto 2025
L’avventura negli Usa di Peppone e don Camillo

4' di lettura

Compie 65 anni in questo 2025, il film Il compagno don Camillo, l’ultimo realizzato con Fernandel e Gino Cervi, per la regia di Luigi Comencini. Ebbene, ricordate l’ultima scena del film, quella in cui Peppone, travestito da prete, si accinge a partire per l’America assieme al parroco di Brescello e suo eterno rivale, appena tornato dalla “scampagnata” clandestina in Unione Sovietica? Il quadro è sempre stato considerato una sorta di tradimento della vicenda narrata da Guareschi, che non prevedeva affatto, alla fine dell’avventura russa, una “nemesi statunitense” del compagno Giuseppe Bottazzi nei confronti del parroco che, vedendo Peppone in abiti talari, rivolto al Crocifisso appeso allo specchietto del pullman dirà: «Signore, avete visto Peppone senza baffi che faccia da prete che ha?». Ebbene, niente di più fuorviante. Giovannino Guareschi aveva pensato proprio a un seguito: all’Avventura in USA!

La nuova serie di racconti di Mondo piccolo, che si affaccia sul Mondo grande è, sfortunatamente, solo abbozzata in uno dei tantissimi quaderni della serie “spunti e idee”, scritti da Guareschi sul verso delle pagine dei notiziari Edison e conservati nell’archivio di Roncole Verdi. Il titolo della serie di note è, appunto Avventura in USA e prende le mosse da un invito, rivolto a un gruppo di agricoltori cattolici italiani di varie province, da colleghi statunitensi. Scrive Giovannino: «I viaggiatori saranno guidati da Monsignor don Camillo». La premessa sembra molto simile a quella del finale cinematografico del Compagno don Camillo, con il ricatto, stavolta ad opera di Peppone, per poter partire in abito simulato e con i documenti, rigorosamente falsi, ma apparentemente in perfetta regola. Invece, Guareschi immagina tutt’altro e, infatti, scrive negli spunti: «Uno degli agricoltori italiani, all’ultimo, emigra in Australia. Don Camillo ha pronti tutti i documenti collettivi. L’uomo emigrato assomiglia a Peppone. Don Camillo invita Peppone in USA». Così, l’inizio di questa nuova storia di Mondo piccolo sembra una sorta di riconciliazione fra i due rivali, con il combattivo pretone che, visto l’esito della “trasferta” sovietica, arriva addirittura a invitare il sindaco comunista a seguirlo nel viaggio oltreoceano. Dopo le prime inevitabili scaramucce, si arriva al nucleo centrale della vicenda: come nel Compagno don Camillo giunge il contatto con gli emigrati. In Russia era il militare italiano disperso, in USA è un anziano, ormai ottantacinquenne, arrivato in America nel 1919, dopo la grande guerra. A questo punto sappiamo anche dove sono giunti i viaggiatori, visto che il vecchio, con la sua grande famiglia, vive, come molti altri emigrati italiani, nel quartiere newyorkese di Little Italy, ma, come moltissimi compaesani, pensa continuamente alla patria lontana. Quindi Guareschi comincia a raccontare la storia di questa straordinaria famiglia, arrivata dall’Italia 46 anni prima e procede come in tutte le sue favole vere: puntigliosamente traccia tabelle con date e progredire dell’età dei protagonisti. Il vecchio aveva 40 anni, quando è sbarcato a New York, con cinque figli, rispettivamente di 5, 4, 3, 2 e 1 anno di età, tutti nati in Italia. Altri cinque nasceranno negli anni dal 1920 al 1924 e questi, fa dire Guareschi al vecchio, sono americani. Tutti e dieci hanno fatto la guerra, ma mentre i cinque italiani sono tornati tutti, dei cinque americani ne sono tornati solo quattro. «Uno è rimasto laggiù e ci farà compagnia – dice il vecchio – abbiamo già la tomba di famiglia al paese».

Mostra la foto della cappella e dice: «È bellissima, comoda, c’è posto per tutti e poi ne avanza per i nipoti. Paghiamo le rate all’agenzia, così, in qualunque momento uno di noi muore, viene trasportato al paese». Poi l’emigrante si entusiasma: «Ho visto Umberto in USA!» E mostra la cartolina con la Regina Elena e Umberto vestiti da boy scout. E, proprio ragionando dei Savoia, il vecchio chiede ai compatrioti: «Come sta il Re?». Davanti alla perplessità di Peppone e don Camillo i figli dell’emigrato sussurrano all’orecchio del sindaco e del parroco: «Non bisogna dirgli come l’hanno sistemato, se no muore». Implicita, quindi, la risposta dei due: «Il Re sta benissimo!». La storia s’inceppa e, saltando evidentemente qualche passaggio, Giovannino, dopo qualche pagina con cancellature e stesure diverse, disegna Peppone e don Camillo davanti a un Crocifisso, probabilmente ospiti nella canonica di un sacerdote cattolico. Una volta soli, don Camillo si rivolge a Peppone: «Compagno, perché non stracci la tua tessera ora che hai visto come vivono gli americani e come vivono i tuoi compagni russi?». Peppone risponde: «E poi quale tessera dovrei prendere? Siate sincero se ci riuscite». «Ci riesco: nessuna», replica don Camillo. Peppone ribatte: «E com’è possibile? Bisogna pur credere in qualcosa».

«Basta credere in Dio», risponde don Camillo. «No - dice Peppone - bisogna anche credere negli uomini. Altrimenti perché sarebbero morti tutti i milioni di uomini che si sono sacrificati per migliorare le condizioni umane?». Peppone, evidentemente esce di scena, perché, a questo punto, Giovannino fa parlare don Camillo con il Cristo: «Signore, cosa devo rispondere a quest’uomo?». «Anch’io - dice Gesù - ho creduto negli uomini e, per migliorare la loro condizione, ho voluto soffrire e morire come uomo». E qui Guareschi cancella la frase di don Camillo: «Signore, anche Voi avete aperto a sinistra!». Senza sapere quale potesse essere la risposta del Cristo, si arriva senza altre immagini al termine della storia. Don Camillo saluta: «Addio, compagno sindaco!» e Peppone risponde: «Ognuno faccia la sua strada, compagno prete». Giovannino scrive: «Si avviano in direzioni opposte. Poi la strada si unisce- in un ampio cerchio che Giovannino disegna sul foglio – e, come sempre, si riuniscono anche loro». In Russia o in America, alla fin fine, quello di Guareschi è e resta sempre il Mondo piccolo!