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Askatasuna, il delirio di Laura Ravera: "Mi schiero con chi protestava"

di Redazione mercoledì 4 febbraio 2026

2' di lettura

Delirio totale su La7. O semplice propaganda rossa. Laura Ravera, ospite a Ignoto X, ha tentato di giustificare quanto accaduto a Torino, dove gli antagonisti di Askatasuna si sono resi protagonisti di una vera e propria guerriglia urbana. La scrittrice è parsa molto confusa. Prima paragona i centri sociali alle parrocchie, sostenendo che siano un luogo di aggregazione sociale pacifica e che quindi non devono essere sgomberati. Poi si professa pacifista, lamentandosi del fatto che da 4 anni viene schernita perché evidentemente si volta dall'altra parte sui bisogni del popolo ucraino calpestato da Vladimir Putin. E, infine, la boutade: parla di un "angolino" di violenza affermando che pochi scalmanati non possano qualificare la maggioranza in marcia a Torino. Che strana questa tesi. Ma non è la stessa sinistra che paventa il ritorno del fascismo in Italia ogni volta che poche centinaia di persone si radunano per il tradizionale rito del "presente"? In quel caso non si può parlare di un angolino rispetto ai 60 milioni di italiani che invece restano a casa? Come sempre: due pesi e due misure.

"Mi schiero con le persone che protestavano per la chiusura di un centro sociale - ha detto Laura Ravera -. I centri sociali, da quando non esistono più le parrocchie e le case del popolo, sono un luogo di aggregazione dal basso assolutamente insostituibile perché producono cultura e subculture, danno identità in un momento in cui i giovani stanno soli attaccati ai loro piccoli schermi come dei naufraghi che senza schermo affogano. Proprio oggi chiudere i centri sociali mi sembra una follia. Non abito più a Torino da quando avevo 18 anni, ma se fossi stata ancora a Torino sicuramente sarei andata a quella manifestazione e sono una persona di provata non violenza: è quattro anni che mi faccio prendere in giro perché sono pacifista. Io sono contro anche le guerre, figuriamoci le manifestazioni violente. Come me c'erano decine di migliaia di persone. Allora mi fa specie questa strana forma di strabismo per cui hai un totale che è una città con le strade piene di gente che protesta civilmente e inquadri soltanto un angolino dove c'è un momento di violenza atroce". 

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