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Antonino Zichichi, il cattolico che teneva insieme scienza e fede

Dalla critica alla teoria darwiniana fino alla biografia di Galileo: per le sue idee il fisico e divulgatore divenne il bersaglio dei marxisti
di Corrado Ocone martedì 10 febbraio 2026

3' di lettura

Antonino Zichichi era per molti versi un irregolare in quella comunità dei fisici di cui faceva parte a pieno titolo, avendo legato il suo nome a studi di alta rilevanza scientifica. Lo era soprattutto perché aveva avuto il coraggio, che è proprio solo degli anticonformisti e degli innovatori, di sfidare, su solide basi logiche, alcuni dei dogmi inespressi che fanno parte del background culturale degli stessi scienziati. Aiutandoci a distinguere fra la Scienza, che è in sé incontrovertibile perché fondata su postulati fissi e procedimenti rigorosi, e gli scienziati, che sono uomini come tutti gli altri e pertanto soggetti agli errori, ai pregiudizi e agli interessi di parte che fanno parte del nostro essere imperfetti. Tanto per fare un esempio, nella fisica, la sua disciplina, domina ancora un pregiudizio illuministico e positivista, e in Italia persino marxista, che mette in contrapposizione il sapere scientifico e la fede religiosa, nonostante che un secolo di fisica quantistica abbia contribuito non poco a dissipare le basi su cui quel preconcetto era fondato.

METODO SPERIMENTALE
Zichichi, da cattolico convinto, non solo ha avuto il merito di mettere in dubbio quel presupposto, ma lo ha fatto usando lo stesso metodo scientifico sperimentale che si suol far nascere con Galileo Galilei. In questo modo, egli ha interpretato in maniera diversa da come comunemente si fa l’attrito che vide la Chiesa di Roma contrapposta allo scienziato, riconducendolo in sostanza ad una sorta di incomprensione. La biografia Galilei, il divin uomo, che Zichichi pubblicò nel 2001, dimostrò che si poteva essere senza contraddizione cattolici e galileiani allo stesso tempo. Galilei non mise mai in dubbio la creazione divina, riconducendo le leggi fisiche all’opera del Signore. Fu proprio su queste basi creazionistiche che Zichichi sviluppò poi la sua critica alla teoria darwiniana, considerandola non rigorosa e carente da un punto di vista scientifico. Fu molto criticato, ma in pochi gli risposero nel merito delle questioni da lui poste.

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SOTTO ACCUSA
Fu più volte accusato di essere un “passatista” o addirittura un “reazionario”, ma il fatto che frange sempre più cospicue di scienziati si stiano ormai muovendo anche per questa parte sulla scia delle sue intuizioni può ben farci dire che egli era un visionario, uno che guardava oltre, che sapeva andare contro lo spirito dominante nel suo tempo. Tanto fermo nelle sue convinzioni da non temere i giudizi dell’opinione comune e anche dello scienziato medio. Una caratteristica evidenziatasi da ultimo con la sua messa in dubbio di un altro dei dogmi irriflessi fatti propri da una parte, la più visibile, della comunità scientifica: quello che mette in correlazione cambiamento climatico e azione dell’uomo.

Se a ciò aggiungiamo che egli era in politica un moderato, il cerchio si chiude e si comprende l’ostilità nei suoi confronti di una parte dei fisici italiani, materialisti e atei marxisti ancora oggi. Il suo libro più importante su questi temi è Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, del 1999. È una lettura affascinante, perché Zichichi aveva come pochi scienziati la capacità di rendere con parole semplici e coinvolgenti anche le questioni più complesse. In fondo, egli dice, anche la scienza è un atto di fede: la stessa evidenza e la stessa certezza matematica potrebbero essere, per dirla con Cartesio, un inganno. Scienza e fede si distinguono perché seguono metodi diversi per dire la stessa cosa, cioè per celebrare il creato, e sono perciò perfettamente integrabili. Anche l’ateo è a suo modo un credente perché anche l’inesistenza di Dio, al pari della sua esistenza, è indimostrabile col metodo scientifico. La scienza si concentra sul come, cioè sui significati, e quindi lavora per scoprire le leggi matematiche con cui Dio ha scritto il mondo; la religione si pone invece la domanda sul perché, sul senso ultimo delle cose e della stessa nostra vita. Ci mancherà la sua capacità di dirci, con parole semplici, queste verità.

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