Smontata l'ennesima balla della sinistra sui Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Dopo la cerimonia di apertura a San Siro, si era gridato allo scandalo. Il motivo? Secondo i compagni la regia della Rai avrebbe deliberatamente evitato di inquadrare Ghali durante il suo monologo sulla pace. Si è addirittura parlato di censura ai danni di un artista apertamente schierato coi pro-Pal e in polemica perché non gli è stato permesso di cantare l'Inno di Mameli in lingua araba. La tesi del complottone però non regge, altrimenti non si spiegherebbe l'invito a esibirsi in un evento così importante per il nostro Paese. Ma tant'è.
M c'è un problema alla radice. Non si può dare la colpa alla Rai per il Ghali-gate, perché Viale Mazzini non c'entra assolutamente nulla. Si tratta infatti di un clamoroso equivoco. La regia televisiva dell’evento mondiale non era infatti di competenza della Rai, bensì dell‘Olympic Broadcasting Services (OBS), l’organismo del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) responsabile di tutto ciò che va in onda a livello globale. Quindi la Rai, Meloni e il centrodestra sono stati tirati in ballo senza motivo.
Eppure la bufala sulla presunta censura contro Ghali è stata rilanciata da fior fiori di commentatori televisivi e varie personalità dello star system italiano. Per esempio? Si va dalla giornalista Luisella Costamagna alla sua collega Tiziana Ferrario per poi passare a Nino Cartabellotta, grande esperto di sanità e a quanto pare anche di tecniche televisive.